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Full text of "Le gemme antiche figurate"

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LE | 
GEMME ANTICHE 
FIGURATE 
DI 
MICHEL ANGELO CAUSEO DELA CHAUSSE — 
PARIGINO Li 
CONSAGRATE 


ALL’ EMINENTISSIMO E REVERENDISSIMO PRINCIPE 


IL SIGNOR CARDINALE 


CESARE DESTREES 


e 


IN ROMA MDCC. 


Per Gio: Giacomo Komarek Boemo alla Fontana di Trevi. 


CON LICENZA DE SUPERIORI. 


EMINENTISS. E REVERENDISS. 


PRINCIPE. 


zz) LLE glorie immor- 
tali dell’ E.V. più 
convienfi coronadi 
{telle, che ferto di 
gemme: l'una dalla 
fama vien prepara- 
tale nel tempio del- 

o l’eternità: l’altroda 
rozze mani teffuto le fi prefenta in quefta 
opera. Gemme antichefono , e ciò dir ba- 
{ta per farle gradire, mentre’ ifteffa natura 
non ha, chedar di più preziofo, l’arte di 
più fingolare, l’antichità di più erudito. 
Ondes'offerifconoa V.E., e come Princi- 


A 2 pe» 


pe, nella di cui gloriofifima cafa più Coro- 
nerifplendono; ecome gran Mecenate de’ 
letterati, diche fanno fedela reale Accade- 
miadi Parigi elacelebre di Soiffons, pre- 
giandofi l'una di venerar V. E. per illuftre 
Accademico,l’'altra per autorevol Proter. 
tore, Etio diquefte rare gemme debole in- 
terpretefodisfacendo in ambidue modi all’ 
obligo indifpenfabile, che micorre con un 
generofiffimo, e munificentiffimo Padro- 
ne, portoa V,E,inquefte, qualunque fie- 
no , miefatiche pertanti titoli dovuteleun 
picciol tributo della mia umilifima, cri- 
verentiffima fervitù; & auendole da molti 
anni confagrato tutto il mio tempo, vengo 
a renderconto di quelle poche ore, chemi 
fono avanzatein fervir V.E., alla quale fo 
profondifTimo inchino, 

LD. V. E, 


Roma il primo Gennajo 1700. 


Umilifi. Divotifi, & Oblicatifi, Ser, 
Michelangelo Caufto dela Chauffe 


T.AGM CO Lod 


DELLE GEMME. 


FRICA 
Atalanta 

Aventino 
Augufto 
Caligola 
Celio Caldo 
Chimera 
Chimera 
Coffante 
Diana 
Didio Giultano 
Diogene 
Ercole 
E/calapio 
E/culapio 
Fauni 
Fauftina Minore 
Galba 
Ganimede 
Giove 
Giove Ammone 
Giulio Cefare 
Igia 
Ifide, € Serapide 


ES T.E. 
I 6. Ifsde 
24. Livia 
20, Marciana 
g2. Mafchera Scenica 
34. Mafchera Scenica 
29, Mafchera Scenica 
47: Medufa 
48. Mercurio 
41. Minerva 
8. Nerone 
40. Namonio Vala 
28. Pace 
13. Pane 
10. Pantafilea 
11, Platone 
19. Sileno 
99. Socrate 
36. Socrate, e Teteto 
23. Soldato 


Sole Oriente 
Sole Occidente 
Tefeo 

Tefta incognita 
Trajano 


21, 
42. 


du 
FIGU- 


«<A BRAX AS 
Abraxas. 

Abraras 

Acbille, &° Ettore 

Albero con Amori 

Amore 

Amore, e Centauro 

Amore, e Delfina 

Ainore, e Gallo 

Amore Rotatore 

Amore col Tirfa 

Amuleto 

Amaleto 

Anello con Simboli 

Anello con Simboli 

Anello con Simboli 

Apollo : 

Apollo 

Aquila col Caducea 

Aquila, e Gallo 

Aquila, e Lepre 

Ajcendente di Adugufto 

HAffarte 

Baccante 

Baecante 

Bacco 

Bica 

Cacciatore 

Cancro 

Canicala 


Canopo 


FIPWURKE, 


Caprone I° Ariete 


Carro d’ Amore 


9. Carra d' Elefanti 


Carro della Volpe 
Cavallo Pegafeo 
Cerere 

Chimera 
Chimera 
Chimera 


Chinera 


Chimera 

Chimera 

Chimera 

Chimera 

Cibele 

Circo maffimo 
Concordia di Galli 
Corvo 

Corvi di Apolline 
Curzio 
Defultore 

Diana Cacciatrice 
Diana Efefia 
Diana Lucifera 
Diogene 

Ecate, e Fortuna 
E quità 

Erma, e Galio 


E/culapio 


3 Fauna 


Feciale 


Fede 200. 
Fortana 106. 
Galea 198. 


Galea di Cleopatra © 123. 
Gallo di E/culapio 142. 
Gallo di Mercario © 141. 
Gallo, e Farfalla 
Gallo col Modio: © 144. 
Gallo Vincitore 146. 
Geni Giuochi 133. 


Geni di Giardini da: 


Giove 49. 
Giove Coronato 90. 
Giove, e Fortuna gr. 
Giunone 50. 
Gladiatore Rudedonato 125. 
Grifo 156. 
Ibidi 195. 
Igia 78. 
Igia n9. 
Inferie 126. 
Jole 10$. 
Ifide. sI. 
Ifide $2. 
Leda 117. 
Leone, e Toro 171. 
Lirifta 116. 
Marte 64%, 
Marte col Cancro 159. 
Marte, e Segni 169. 
Mercurio 65. 


(145: 


Mercario 
Mercurio 
Mercariò 
Minerva - 
Mazio Scevola 
Nemefi 

Nemef 
Nettanno 
Nettanno 

ODIS 

Pace 

Pallade 

Panteo 

Papagallo 
Papagallo 
Papilione, &° Ape 
Pavone 

Priapo 

Priapo 

Prometeo 

P/iche 

Quadriga del Sole 
Ratto di Proferpina 


Sacrifizio alla Salute 
Sacrifizio alla Salute 


Sacrifizio di Priapo 
Scorpione 
Scorpione, e Leone 
Scorpione, e Libra 
Scorpione, e Luna 
Scorpione , e Infetti 


SI. 
102, 
i 60. 
166. 
164. 
162. 
165. 


Scor= 


Scorpione, e Pefci. 168. Vari Simboli 
Scorpione eSagittarior63, Vari Simboli 
Scorpione, e Sfinge 167. Vari Simboli 
Scorpione, e Stelle. 161. Vari Simboli 
Sfinge 3: Vafo 

Silvano . Venere 

Silvano . Venere, & Amore 
Sirena 9. Venere Vincitrice 
Soldato a Cavalla . Vistoria 

Sole 6. Vittoria 

Talia Vittoria Navale 
Ti igre di Bacco I ii Vittoria Terreftre 
Tuccia Veftale 122. Ulivo, e Cervo 
Vacche | 17% Urania 


PROEMIO: 


RA tutte le cofe antiche degne della curiofità 
1 deglieruditi, lequalifi confervano ne Mu- 
fei più famoli , parmi, che le gemme figurate debba- 
noavere il primo luogo sì per l'eccellenza e perfe- 
zion dellavoro , sì per l’erudizione grande , chein 
effe fi contiene, Evvi da periti artefici efpreflo in 
picciol fpazio tutto ciò , & ancora più di quello, che 
l'iftoria ci palefa di confiderabile ; la religione degli 
antichi; il culto de’lor Dei ; i ritratti, e le azioni fa- 
mofe degli Eroi,e Perfonaggi grandi de'fecoli andati; 
i vari coltumi de’ popoli ; gli arcani più occulti de' 
Gentili ; e fotto mifteriofe immagini, e portentofe fi- 
gure fcoprefì la fuperftiziofa dottrina di molte na. 
zioni, Onde tralafciando l'utilità , che fi può da fi- 
mil ftudio ricavare, abbaftanza nota agli vomini 
letterati , dirò due parole circa l’ufo , che di quefte 
gemme anticamente fi faceva, 
— — Le gemme figurate fono di due forti , lune in- 
cavate chiamate comunemente Intagli, l'altre rile- 
vate dette Cammei . Quelle fervivano per figilli, e fi 
portavano hegli anelli | Se ne trovano di perfettiffi- 
ma maniera itastiate da Pirgotele, Teodoro, Cro- 
nu» Apollonio , Diofcoride, & altri celebri artefici, 
i no:ni de'quali fi veggono alcune volte fcolpiti nel- 
le medefime gemme. I Cammei fi confervavano 


de par 


per bellezza, e per memoria de Perfonaggi,e Signori 
grandi , chev'eranorapprefentanti. Sì portavano 
ancora per ornamento ne'vezzi , cinte, fibule , ar- 


; ‘ mille ; e fi legge nella vita di Eliogabalo, ° che quefto 


b Howm:zl. 
25. ad po- 
pul.Antechs 


c lih.3. Pa- 
dag.cap.ti. 


Principe ne aveva di perfettiflimo lavoro fino ne' 
calzari, dove non fi potevano godere, Quel? anti- 
co coftume fi è rinnovato a i giorni noftri, vedendofi 
le Dame adornare con Cammei i lor vezzi , orecchi- 
ni,fmanigli, e giojelli. 

Molte di quefte gemme fi tenevano per amu- 
leti; onde Plinio biafima quelli, che portavano Ar- 
pocrate, e gli altrinumi Egizj fcolpiti negli anelli, 
Jam vero Harpocratem Satuas A’gyptiorum numi» 
num in digitis viri quoque ponere incipiunt , È San 
Giovanni Crifoftomo” riprende il popolo d’ Antio- 
chia dei fuperftiziofo coftume di portar l’immagine 
di Aleffandro il Macedone come un amuleto favo- 
revole , I 
S'intagliavano nelle medefime gemme vari 

fimboli, & idoli, come offerva Clemente Aleffandri- 
no condannando il perverfo ufo , che fe ne faceva. 
Negue enim idolorum funt imprimenda facies , qui- 
bus vel Solis attendere probibitum ch; fed nec enfis, 
vel arcus jis , qui pacem perfequuniur ; nec ‘pocula 
js qui moderati funt, ac temperantes. 

Pretefero gli antichi,che alcune figure [colpite 
nelle gemme aveflero forza di metter coraggio a'fol- 
dati, e render ficuri coloro ; che le portavano addof. 

fo, 


fo, come erano le Gorgoni , molte delle quali fi tro- 
vano in Cammei grandi; e gli Abraxas fecondo rife- 
rifce Tetelappreffo Camillo Leonardo.* Attribuiro- 
no ancora ad altre immagini la virtù di fanare alcu- 
ne malatie è comea quella di Ercole, che sbrana il 
leone; la quale al parere di Aleandro Tralliano ° le- 
gatainun anello d’oro,e portata in deto, o attaccata 
‘al collo faceva ceffare i dolori collici, benchè Gale- 
‘no ° fia di contraria opinione ; ferivendo , che le fi- 
gure intagliate nelle gemme non hanno virtù alcu- 
na; ma che le ftefle gemme prive di fcoltura produ- 
conoil medefimo effetto. Proprietatem vero aliqui 
quibufdam lapidibus ineffe teftantur ejufmodi , qua- 
lem re vera babet viridis Jafpis juvans Stoma- 
chum 65 ventriculi os.fi alligetur : inferunt & anulo 
ipfm aligui ,& fculpunt in eo radios babentem dra- 
conem, quemadmodum 5 Rex Necbepfos in xiij. li- 
bro. Hujus quidem lapidis experientiam idoneam 
babeo ) gui & torguem ex bujufmodi lapillis confecî, 
8 appendi ex collo ita demiffum , ut lapides tange- 
vent 0s ventriculi. Videbantur autemnon minus ju- 
vare, quam fifculpturan baberent , quam Necbepfos 
feripht 
Che le tre Grazie (colpite in agata foffero cre- 
dute render, chile portava, amabile , e potente nell’ 
arte magica lo dice Ermete appreffo Camillo Leo- 
nardo. ‘Gran conto pure facevafi delle tefte de'Ce- 
fariintagliate in diafpro , affermando gli antichi, 
I Se che 


[160Pe] 


a l:b.3. de 
Lapid. & 
gernzzsc.160 


b Dermedie. 
natu. ad 

bue veorbe 
lib.1o.cap.t 


c De firpl. 
mredic. fit= 
CuIr. lib.9e 


d lib. 3. de 
lapidib, 


che gl'Imperatori non effendo fottopofti alla Fortu» 
agri na, ma fuperiori ad ella, le lor immagini foffero 
| valevoli a render le perfone , chele portavano, grate 
a Grandi, & a farle ottener cid, che domandaffero. 
Gli Arabi furonoi primi a {colpire nelle gem- 
me, ene’ metalli alcune fuperftiziofe figure con of 
fervazione di Lune,e Cofellazioni celeti aggiun- 
gendovi fovente caratteri magici. A que’ talifmani 
detti da' Latini, Amuleta affronomica, &' Amuleta 
magica, attribuirono molte virtù , le quali vengono 

b PerrusAr 


tnficass Quì appreffo da un'erudito fcrittore ° regiftrate, 
dalt:pis (be 


de poor drabes ad magicasoperationes talia ponentes anu- 

Dego los s imagines , 6 fivillafabricant ex trina Cali, ter- 

res acrisfympatbia, quorum virtutes, efficacias, 

S potestates fb quibufdam obfervationibus compa- 

(tas mirabilia preftare pofe fomniant : aniinos nem- 

pe difidentivm conciliare , morbas pellere , inimicos 

Superare, & multas deniguevanitates autumantes, 

— credibiles ex miraculis fe denominare jattantur.pro- 

ut planeta smetallum aut lapis ad tales producendos 

effectus ex qualitatibus y 65 proprietatibus fibi infitis 

Fuerint di/pofita. Saturnus ad bonorum acquifitio- 

nem; Jupiter ad dignitates, 6 bonores ; Mars ad 

bella; € bosles; Soladgratiam Magnatum 5 Venus 

ad defideria,S affe6tuss Mercurius ad dodtrinam,65 
eloguentiam ; Luna denique ad profpera itinera . 

Saturno ftimavafi giovar per l’acquifto delle 

ricchezze : Giove per le dignità, e gli onori: Marte 


per 


per la guerra ; e contra i nimici: il Sole per confeguir 
la grazia de Grandi ; Venere per le amorofe brame : 
Mercurio perla dottrina ; € l’eloquenza: ela Luna 
per iprofperi viaggi. La fimpatia di quefti Pianeti 
co i corpi fullunari diede motivo a eli antichi Aftro- 
logi di afegnarloro fette metalli, & altrettante gem- 
me A Saturno attribuirono il piombo , il diafpro, 
el'onice:a Giove ilrame ; il zaffiro, e lo fineraldo ; 
a-Marte il ferro , il giacinto , l'ametifto , e la calami- 
ta; al Sole il ferro, il rubbino, € il carbonchio: a Ve- 
nere lo ftagno; la turchina, e l'acqua marina: a Mer. 
curio l'argento vivo; ilrame, l’agata ; e la grifolita: 
alla Lunal’argento , e la perla. Non v e dubbio al. 
cuno ; cheimetalli, e le pietre hanno qualche cor- 
refpondenza, 0 fimpatia coi Pianeti : Alberto ma- 
gno; S, Tomafo; e molti altri celebri autori lo con- 


fellano. Ma chel'immagine d’un Pianeta , 0 d’una 


Coftellatione celefte impreffa fopra una gemma, o in 
un metallo abbia poffanza di operar. fificamente 
negli vomini , fanar malatie , fcoprir tefori,  procu- 
rar l'affetto , el favore de' Grandi, render amabile, 
metter coraggio , e tante altre friocchezze dagli an- 


tichifognate;è vanità il crederlo:la religione lo proi- 
bifceyil giudizio lo vieta, la ragione lo difuade.. Di- 


rei per ifcufarli , che l’impreffione delle immagini 


nelle gemme , e ne metalli dinotaffe femplicemente 


gli effetti del Pianeta (colpitovi, cioè ( per eflempio ) 


che la figura ; o il fegno di Marte fignificalfe ; che il 
i talif- 


talifmano, o amuleto foffe fatto perla guerra. Ma 
ficonofce pure abbaftanza, che attribuivano a'Pia- 
neti, & all’altre Coftellationi celefti una virtù attiva 
nelle pietre, e ne’ metalli, e communicativa delle lor 
influenze. | | 

Oltre un numero infinito di gemme fcolpite a 
quefto effetto , molte delle quali fi confervano nel 
mio ftudio, avendone fcelte in quefta opera dugen» 
to fole, che ho credute più erudite dell’altre ; veg= 
gonfi molte medaglie d’Imperatori bucate ; le quali 
fenza dubbio fi portavano per amuleti attaccati al 
collo ; o all'armille 0 confitte nell’armi , e negli fcu- 
di. Una d'oro di Trajano Decio col fuo cerchio & 
attaccaglia per paffarvi un filo , ed appenderla al 
collo trovafi nel Mufeo di Monfignor Leone Stroz- 
zi. A noicibafterà di accennar quefta , non eflen- 
do intenzione noftra di raccogliere tutto quello, che 
appartiene alle vanità degli antichi quanto piùn- 
fulfe , tanto più degne di rifo, e didifprezzo. 

Quetti fuperftiziofi riti biafimati fpefle volte 
da'medefimi Gentili, come fi è offervato anteceden» 
temente, & aborriti da'Criftiani fervirono ne'primi 
fecoli della nafcente Chiefà per far maggiormente ri> 
Tucere gli augufti mifteri della nofra fanta Religic- 
nese ficcome il Solefplende con maggior forza , al- 
lorche difcacciando coi fuoi ‘raggi i nuvoli oppofti 
moftrafi tutto luminofo alla terra ; così la femplicità 
Evangelica vittoriofa delle fottigliezze del paganefi» 

| mo 


mo ne’ tempi calamitofi delle più barbare perfecu- 
zioni trionfò dell'idolatria , fterpando dal cuore de’ 
Gentili tenaci delle lor faperftizioni gli errori,che da 
tanto tempo v'erano radicati ; € l’intrepidezza di te- 
nere,e delicate fanciulle , le quali antepofero un cru- 
do martirio alle grandezze;e delizie paffaggiere d'un 
mondo fallace, vinfe l’iftefla barbarie ftracca di tan- 
te tragi, & attonita d’una sì mirabile coftanza , ve- 
dendo da più tefte recife pullular giornalmente un 
numero infinito di nuovi Martiri, Onde mi pajono 


appropriate alla conclufione del prefente difcorfo 


quelle belle parole d'un eruditiffimo Porporato * {0- 


aBarom.an. 
CPr.120. 7» 


pra l’ifteffa materia. Hec/peltanda proponere ibi n 


aliud ef, quam pulcherrimatrophea È cclefie vico. 
rià cx boffiumfpoliis comparata furfium erigere 5 
in fingulis veluti quibufdam notis infculptis , & fi- 
gnis prefixis Dei gloriam de Ecclefie patrocinio 


predicare i 


Imprimatur 


Si videbitur Reverend. P, Mag. Sac. Pal. Apoft, 


Pobiinibu Bellifarius de Bellis Epifcopus 
Melpbicten Vicefg. 


Imprimatur 


Fr. Gregorius Sellari Mag. & Soc. Reverend, 
—_ P Mag, Sac. Pal. Apott, 


VENTENNIO NIZIZACOZZAIZE 


CAISNIEIEIZINTI 


ANNOTAZIONI 
SO P RA LE 


GEMME ANTICHE 


FIGURATE 


miceti #3 
ssa) SIDE E SERAPIDE. Que 
Il ftedue tefte rapprefentano 
Hide e Serapide riputati da 
gli Egizi il Sole e la Lu- 
na. Quefti hà in capo il 
paniere frondofo , 0 ca- 
lato della fecondità , co» 
me vien defcritto da Ma- 
crobio . “ Quella le frondi 
del perfico fimbolo del fis 


fenzio e della verità. 
2: o 

ISIDE. Ivari nomi di quefta Dea fono riferiti da 

Apuleio, ”&ifuoi fatti brevemente defcritti nella fua co- 


A lon- 


aSate libe 
Xi CAP. 20 


b Mato Izbo 
1le 


Go lib, To 


2 
lonna appreffo Diodoro.“ Quefta immagine non hà fo- 
pra il capo le frondi del perlico , come l’antecedente ; ma 
un globo circondato di ferpi, & ornato di penne ,con- 
forme la deferizione di Apuleio .’ Gli Egizi fecondo Eu- 
febio® attribuivano. al ferpe una natura divina & ignea, 
& interpretavano il globo circondato di ferpi la forza 
fecondativa del Sole ,- o vero;un certo fpirito igneo pe- 


È 


netrante l’ univerfo. con un'-immenfa velocità figurata 
colle penne: e ficcome Ifide era creduta una medefima 
cofa con la Luna ; così ornata vedefi col globo circon- 
dato di ferpi, dinotando, che la generazione di tutte le 
cofe proviene d’una perfetta miftione del caldo, e dell’ 


umido, 


i 3. 

GIOVE, Vollero' gli antichi, che il dominio del 
mondo apparteneffe a Giove: cantò Orfeo, * che quefto 
Dio era la natura dell’ univer®b: lo chiamarono i Greci 
anima del mondo , e comprefero tutti gli effetti della 


“fua potenza in quefti dieci monofillabi. 


Zeùss Zid, Aes, Bdevs, Zavi Zile > Ze, Als3 Aivs Adva fe Adevs. 

Fu egli alcune volte intefo perl’ etere, e Giunone 
per 1 aria , la quale foggiacendogli: ne riceve il caldo, 
con cui nutrifce quefte cofe inferiori, & apporta la bra- 
mata fecondità alla terra , Pa 


pu.Li 

GIOVE AMMONE. Tra gli altri cognomi dati 

a Giove , fu egli chiamato Ammone, e finto con le cor- 

na arietine; perchè apparve a Bacco ne’ deferti dell’ Ara- 

bia fotto la forma d’ un montone , e moftrò al di lui 
alfetato efercito le defiderate acque. 


"ED 


I | 3 
si | 
SOLE ORIENTE. Quefta bella e vaga telta col- 


locata fra il tridente, e la Luna rapprefenta il Sole Orien- 
te, allorchè partendofi dal feno di Tetide rinnova lafua 
bramata luce al mondo , e facendo tramontar la Luna 
la reftituifce all’ombre. Porta quefto Dio intefo per Ofi- 
ride i capellicalamiftrati, e pendenti all ufanza Egizia, 
L’ale in capo dinotano la velocità del fuo corfo, e mar 
nifeftano la fua effenza , effendo egli riputato il mede- 


fimo con Mercurio ; onde gli Egizi ornavano il fuo fi- 


molacro di penne, come infegna Macrobio . * La coro- 
ma radiata palefa i fuoi luminofi fplendori; e quella d’ 
alloro lo dichiara l’ifteffo con Apolline . La Cetera fu da 
lui inventata, e fignificava appreffo gli antichi i dieci 
moduli della voce. Apollini novem deputant Mufas, 
(ferive Fulgenzio) ipfumque decimum Mafis adijciunt, 
quod bumana vocis decem fint modulamina ,unde cum der 
cachorda Apollo pingitar cithara, 
6. 

SOLE OCCIDENTE. Opinione fuquefta di Pla- 
tone” Giove effere il medefimo col Sole. Magras fane 
Dux in Calo Japiter volucrem impellens carrum primas 
inceditomnia coordinans atque chrans è bunc fequitur Deo- 
rum ac Damonum exercitas in duodecim partes diftriba- 
zussacVefta fola in atrio Deoram permanet. Dove quel 
filofofo intende per Giove il Sole nel fuo velociffimo 
carro ; per l’ efercito de Dei, e de’ Demoni diftribuito 
in dodici parti li fegni del zodiaco, fra’ quali È arie- 
te hà il primo luogo ; e pér Vefta immobile la terra. 
Scrive Macrobio ,° che i fegni del zodiaco fi riferifco- 


no alla natura del Sole, e. maffimamente l’ ariete pofto 
À 2 in 


dlo Sat. IDZA 
Ie CAD 19% 


b. Dio da Séa 
cul, lib, ge 


coMitb.liba 
Ia } 


de 1 Pheda 


es Sat.tib.Le 
CAP» 2le 


in primo luogo, concordandofi tal animale col girar di 
quefto pianeta, giacendo nella fredda ftagione dalla fi- 
niftra,e nella calda dalla deftra, conforme gira il Sole, 
trapaffando ora dalla deftra, & ora dalla Butta del zo- 
diaco ; e per ciò i popoli della Libia lo rapprefentava» 
no con le corna dell’ ariete, chiamando Ammone il 
Sole Occidente. Narra Eufebio, che vedevafi in Elefan- 
tinopoli Città dell’ Egitto un fimolacro del Sole in for» 
ma d’ vomo col capo di montone. 


7: 

MINERVA galeata con la crefta nel cono rileva- 
ta,i capelli fparfi conforme l’ antico coftume delle Ver» 
gini Spartane, & il petto armato col tefchio di Medu+ 
fa fuo folito fimbolo, di cui fi difcorrerà al num, xv. 

9, 

DIANA fu creduta la prima inventrice della 


caccia, e chiamata A"ysorter Ari» perchè feguitando con 
“e Tactre i fugaci cervi andava errando nelle felve. 
a. Epod.ik , Orazio ,° 
Rosi Phebe, Silvaraique potens Diana . 
Quefta Dea è ‘feolpica i in un cammeo bellifimo , Con 
tefta, e collo di color bianco in fondo fardonico, capel- 
li biondi vagamente rivolti & inanellati pendenti fulla 
fpalla, veftito, e turcaflo - Oro, 


MERCURIO col i) caduceo, e lettere PHI- 
LER, forfe dalla parola greca dies, sdnesfiinito, liti» 
giofo ; il difputare effendo proprio dell’eloquenza , del- 
la quale Mercurio fu creduto il Dio. Plinio,* Oratio 
° pugnàx (ON consentiva. 


EScu- 


5 
10. 

ESCULAPIO. Della barba di Efculapio ftimato 
figliuolo di Apolline fi ride Luciano, non avendo an- 
cora il padre fpuntato il pelo , & il figliuolo ritrovan- 
dofi barbato ; onde fi legge in Valerio Maflimo, che 
Dionifio Siracufano gli levò la barba d’ oro. Il ferpe 
fu confagrato ad Efculapio come fimbolo della falute, 
o perchè ogni anno rinnova le fpoglie , Tibullo," Serpers 
novus exuit annos. O perchè ne’ ferpenti fi ritrovano 
molti rimedi. Plinio,” Quiz &° ineffe ei rimedia malta 
Cnedatali cc &° ideo E/culapio dicatar. Quefto 
Nume fu adorato in forma di colubro portato da Epi- 
dauro , 

Ir, 


ESCULAPIO intagliato in una bellifima corniola 
con fingolare artificio, | 


(i (12, 

IGIA. Scrive Macrobio, “ che il ferpe fu dedi- 
cato ad Efculapio ; & ad Igia fua figliuola ( da Orfeo 
creduta fua moglie ) perchè venivano riputati effetti 
del Sole e della Luna, anzì li medefimi con quefti due 
pianeti. Sono coronati d’ alloro, per avere in fe queft' 
albero mole virtù, e qualità medicinali , come infegna 
Galeno .* Era coftume delle donne Sicionie tagliarfi 1 
capelli, e dedicarli al fimolacro di quefta Dea. 


| 13, 

ERCOLE Deificato, Colle gloriofe fatiche {i 
confeguifce il bramato fine , cioè la gloria folo e vero 
premio della virtù. Fra le altre gemme intagliate , ch 
io confervo nel mio mufeo, ve ne fono tre con la clava, 


ma con vari fimboli: una in mezzo a due palme LE al- 
| tra 


di lib,tetAfo 
de 


badi b.tr0/s4o 


c. lib, 29. 
CAP è 290 


di Sat ULA 
Io Cap. 29 


* eoSimpl. 


m0d. libr 6e 


6 
tra fra due fpighe; e l’ultima in mezzo a dueciprefli, 
alludendo alle molte vittorie di quefto Eroe; alli beni 
provenuti da quelle , & alla fua morte fegnita fu”l mon». 
te Oeta, ove egli (fecondo favoleggiano i Poeti ) {po- 
oliatofi dell’umane miferie falì trionfante al cielo per 
goder 1° immortalità concedutagli in premio delle fue 
virtù, e delle fue eroiche imprefe. 
14, 

PACE col ramo d'’ ulivo fuo folito fimbolo : nel- 
Je medaglie di M. Aurelio, fi trova Minerva col ra- 
mo d’ ulivo, e lettere, MINERVAE PACIFERAE, 
ricercandofi la pace alli ftudi delle buone arti, delle 
quali queta Dea fu creduta tutelare. Quefta vaga tefta 
di ottima maniera è intagliata in un belliflimo fme- 
raldo, : ecs: 


Mo.) 


15 


MEDUSA. nta gli antichi,che la tela di 


Medufa aveffe forza d’ indurre fpavento a’ nimici, dif- 
cacciare i pericoli, e render ficuri coloro, che la porta- 
vano: onde vedefi efpreffa nello fcudo., e nel petto di 
Minerva come amuleto favorevole, che la rendeva in- 
fuperabile. Medufa fu belliffima donna, la quale fi con- 
giunfe con Nettuno nel tempio, di Minerva; percio= 
chè i fuoi capelli, de’ quali fommamente pregiavafi, 
furono dall’ irata Dea trafimutati in ferpenti. 
16. 

AFRICA. Il paefe dell’ Africa ‘effendo copiofo di 
elefanti, come ferive Manilio ,” fu quefto animale ap 
preffogli antichi un fimbolo di quella provincia. Nelle 
medaglie di Adriano, Antonino, Severo, e delle fami- 
glic Eppia, e Ceftia vedefi rapprefentara l'Africa fimile 


alla 


alla prefente immagine in fembianza di Donna conelmo 


a foggia di capo di elefante. 


Lr, 

SILENO. Coll’orecchi caprini, e la tefta inghir- 
fandata di ellera fi dipingono iSileni,i Pani &iFauni, 
effendo quefta pianta dedicata a Bacco, 0 perchè abbia 
poffanza di mitigare i dolori della telta , e reprimere i 
fumi del vino; © perchè ficcome Bacco gode una per- 
petua gioventù, così ella fempre trovafi verde. FuSi- 
leno nutrizio di Bacco , e filofofo, in quanto riferifce 
Eliano.” 
18. 

PANE. I Dei filveftri, cioè Pani, Fauni, Sileni, 
Satiri , Silvani, e Titiri furono feguaci di Bacco , accom- 
pagnandolo con vari ftromenti, e tenendolo fempre in 
allegria. Pane fu inventore della fampogna compofta 
di canne chiamata Tityrino in Dorico Italiano, confor- 
ine narra Artemidoro appreffo Ateneo ;° onde furono 
detti que’ famofi Titiri celebrati da Teocrito, e Virgilio; 
il quale © ferive che Pane foffe il primo ad unire le canne 
eon la cera. I 

Pan primus calamos cera conjangere plares 
| Inftitait, | 
gotto'l nome di Pane intefero gli antichi l’univerfale cor- 
vo della natura, fecondo fi cava da Macrobio ; © onde 


i egli fu chiamato ed», 


19. 
FAUNI. Vedi nell’ antecedente numero . 


20. 
AVENTINO. Fu coftume degli antichi vomini va- 
lorofi coprirfi della pelle di leone : Milone Crotoniate tra 
Gre- 


a. lib. 3. 


LA lib. CO 


cè ecl 3e 


d. Sat. liv. 
Ie CAP». 23* 


hi 
Greci,e Commodo fra Romani fi veftirono di quella ; e 
fi veggono le medaglie di queft’ Imperatore con la tefta 
coperta d’ un vello leonino , e lettere HERCVLI RO- 
MANO AVG.La quì diffegnata immapine tratta da un’ 
antico criftallo di bellifima maniera concordandofi:con 
la defcrizione ‘di Virgilio in perfonadi Aventino figliuolo 
di Ercole , hò creduto ‘poterla riporre fotto 1 fuo nome ,. 
P Lab di De PA AO 
'TESEO. Il Canini nella fua Iconografia porta un' 
immagine fimile a quefta col titolo di TONSVRA; 
e ftima, che ella poffa effere il ritratto di Tefco , quan 
do andato a Delfo fi recifè il capello dalla parte ante 
riore del capo per offerire ad Apolline le primizie della 
fua chioma , conforme coftumavano i giovani di que’ 
tempi ufcendo di puerizia. Non avendo rincontro al- 
cuno contrario , e trovando che le fattezze della pre- 
fente effigie fomigliano quelle del giovane T'eleo de» 
feritte da Plutarco ,“e da Paufania ;/ mi f0 lecito. pub- 
age blicarla fotto: ?1 nome di quefto famofo Eroe. 
bin Attico 22 4 pi i i 
PANTASILEA con la fronte cinta di regia, 
zona , la deftra mammella recifa , &.arfa per rendere 
più agevole il braccio alle operazioni della guerra, tie- 
ne con la mano deftra fu la fpalla Ja fcure da. lei.ins 
ventata, fecondo il teftimonio di Plinio,‘ e con la fi- 
cassa niftra la pelta. In tal guifa viene ella rapprefentata da 
Virgilio “ nel tempio di Cartagine. 
9, Feneîd Ducit Amazonidam lunatis agmina peltis 
Pentbefilea furens , mediifque in millibas ardet 
Aurea fubnettens exerta cingula mamma 
Bellatrix, andetgue viris concurrere vire 


; 
Yetpeer 23... 
«GANIMEDE con la tiara Frigia. Effendo queft’ 


ornamento comune a Paride, & ad Ati; non è fa- 


cile formar giudizio , chi di loro quefta immagine rap- 


prefenti ; | 
2 


4. 
ATALANTA. In quefto perfertiffimo intaglio rap- 


prefentafi Atalanta celebratiffima nella velocità del cor- 
fo, c dall’ innamorato Ippomene ingannata più che vin- 
ta co’ pomi d’oro da lui gettati per trattenerla nella 
contenzione del corfo. Ovidio” la defcrive fimile alla 
prefente immagine col capello difciolto , efparfo dal mo- 
to impetuofo del correre. 

Exigit Hippomenes, paffa volat alite virgo, 

Que quamquam Scytica non fegnius ire fagitta 

Adonio vifa eft juveni, tamen ille decorem 

Miratar magis, &° curfus facit ipfe decorem. 

Aura refert ablata citis talaria plantis, 

Tergaque jactantar crines per eburnea quaque . 
Correvano ne’ giuochi Giunonii, che fi celebravano nel- 
lo ftadio Olimpico le Vergini diftribuite in tre clafli; 
prima le più giovani; dapoi le grandi ; ultimamente le 
più attempate, co’ capelli difciolti, il petto e la fpalla 
deftra nuda, e la vefte fuccinta fopra il ginocchio . Così 
riferifce Paufania,’ aggiungendo che una corona dell’ 
ulivo falvatico piantato da Ercole iftitutore di que’ 
giuochi era il premio della vincitrice . 


ag 
SOCRATE nacque in Atene nell’ Olimpiade 
LXXVII. Delle fue fattezze fimili a quelle di Sileno 
parla Suida. Fait enim fimus & calvas. Fuegli riputa- 
B to 


do met lihe 
1% 


be EA PP. 


10 
to dall’ Oracolo il più favio di tutti ‘gli uomini, come 
alibizegn DANA Celio Rodigino. * Sapiens quidem Sophocles, fapien- 
tior vero Euripides , ci omnium Japientiffi IUS Socrates. 
26, 


"SOCRATE id TETETO. La qui diffegnata im- 
magine vien dichiarata dal Canini nella fua Iconogra- 
fia per Socrate e Teteto fuo amato difcepolo: ‘la fimi* 
glianza tra loro, effendo ambidue fimi , con l au- 
torità di Platone,‘ il quale parla più volte di quefta fi- 
militudine, m’ indurrebbe a credere effer tali, fe non 
mi pareffe ancora verifimile:; che 1° altra tefta potefle 
rapprefentare il medefimo» Socrate in età più giovani- 
le. Si lafcia però in arbitrio degli eruditi dell'antichità 
il formarne giudizio. Quello, che fi fcorge di fotto, fem- 
bra una coda di pefce che forma colla mafchera di fo- 
pra una foggia di elmo: onde vengo in opinione effer 
quella di un delfino fimbolo della libidine, per. dino- 

tar la prava inclinazione di Socrate, la quale feppe egli 
e. Piceni Vincere con la virtù; cganiciidon in lui quel prover= 

Tafeul.i 
bio; Sapiens dominabitar se] 


b. in Tereto 


PLATONE, Quel là Reit Atene madre delle vir»; 
tù, e degli ftudi fu patria del. divino Platone Principe 
dell’ Accademia. Nacque egli l’ anno fecondo dell’ O, 
an limpiade LXXX. Scrive Valerio Maffimo® effer ftata 
7 così foave la fua favella che Giove ifteffo non avereb- 
be potuto fervirfi d’ una maniera più nobile e più gra- 
ta per farfi IMCENASpE, 
2800) 
DIOGENE CINICO. Dili di ci 
filofofo difcepolo d’ Antiftene parlano molti autori, 
partico- 


(1 
particolarmente Laerzio 3° il quale ferive, che Diogene 4. invi 
morì in Corinto l' ifteffo giorno, che Aleffandro termi- Sr 
nò la fua vita. in Babilonia. Quefto belliflimo intaglio 

è d’ ogni maggior perfezion d’ arte, c fi conferva con 
molte altre preziofiflime gemme nel famofo ftudio del 
Sig. Carl’ Antonio Galliani. 


29. 
C. CELIO CALDO. Fu Confole 1° anno della 
fondazione di Roma DCLIX. Tefta di fingolare arti 


ficio in Sardonica, 


30. 
C. NUMONIO VALA. Fuquefti Luogotenen- 
te di Quintilio Varone in Germania , ove nella totale 
disfatta del Romano efercito reftò anche egli eftinto . 


31. 

C. GIULIO CESARE coronato d'alloro con la 
Stella & il lituo folito fimbolo dell’ Augurato: dalla 
Stella giudicafi efler ftato fcolpito quefto ritratto dopo 
fa morte di effo Cefare, 


32. 

AUGUSTO. Gli jeroglifici intagliati in quefta 
emma dinotano le virtù di quefto Principe: il timo- 
ne fignifica la providenza nel governo dell’ univerfo, 
& il dominio del mondo: il piè alato & il delfino la 
velocità nelle imprefe terreftri e navali: il tridente !° 
Imperio del mare: & il caduceo la pace reftituita al 
mondo. 


33. 
LIVIA velata e diademata: tale rincontrafi in una 
medaglia con lettere PIETAS. Fu Livia moglie di 


b. Sueton, 


Tiberio Claudio Nerone ,? e madre di Tiberio, e di Ne- i» 4 
Bz rone 


12 
rone Claudio Drufo: nonoftante, che ella foffe oravida 
di fei mefi, compiacciutofi Augufto delle fue bellezze, 
e virtù la chiefe a Nerone per moglie , & avendola ot- 
tenuta diede il ripudio a Scribonia. Ebbe Livia gran 
parte. al governo, e s° impadronì talmente della volon= 
tà dell'Imperatore , che finalmente lo conduffe ad adot= 
tare Tiberio. Morì nell’ età di ottanta fei anni, e do- 
po la fua morte fu battuta la fudetta medaglia. e fcol- 
pito quefto Cammeo per memoria della fua confecrazio= 
ne, effendo ftata la prima donna, che ricevelfe quell 
onore dal Senato, benchè Tiberio non ci pareffe accon- 
fentire. Quefto belliffimo Cammeo è di vari colori con 
volto bianco in fondo fardonico , capelli biondeggianti, 
diadema e velo d’ oro, | 


24, 
CALIGOLA, Teltain Corniola di perfettifima ma» 


piera. 


35. 

NERONE. Cammeo di fingolare artificio, 
96% 

GALBA. In Corniola bellifima . 


37. 
TRAJANO, Ilritratto di Trajano ottimo Principe 
titolo concedutogli dal Senato è {colpito in un bel Cam- 
meo di più colori con volto bianco in fondo feuro , cos 
Fona, e petto nero. La circonferenza rapprefenta cinque 
cerchi, de’ quali tre fono neri, e due bianchi. 


38. 

MARCIANA forella di Trajano. Quefta rarifli- 
ma tefta di tutto rilievo ha il volto di plafma, e l’accon- 
ciatura di Diafpro giallo. Gemma curiofifima, e non 
più veduta. FAU- 


18 


ug: 
FAUSTINA MINORE moglie di Marco Aure- 
lio. Intaglio bellifimo in Ametifto bianco, .. 


, 40. 

DIDIO GIULIANO. Tefta rariflima e di perfet- 

tiflirma maniera in Corniola. 
AI, 

COSTANTE terzo figlivolo di Coftantino 1 oran- 
de e diFaufta fu dal padre dichiarato Cefare nella fua 
età di fedecianni, Nella divifione dell’ Imperio fatta co’ 
fratelli Coftantino e Coftanzo ebbe egli, l’Italia, l'Africa 
con tutte l’Ifole, ia Schiavonia, la Dalmazia, l’Acaja, 


da Macedonia, la Morea, e tutta la Grecia. Governò 


nel principio con ciuftizia fecondo Eutropio. “ Conffan- 
tis Imperium firenuum aliquandia & jaffam fait. Ma 


dopo la morte del fratello Coftantino diede in crudeltà 
e fceleratezze, 


42. 
TESTA INCOGNITA in una bellifima Corniola 


da perito artefice intagliata À 


43. | 
SOLDATO con afta e clipeo , per la fioura tonda 
chiamato Orbis, a differenza dello fcudo, che era di fi- 


gura longa È 


44. 
MASCHERA SCENICA, Bacco effendo ftato in- 
ventore della Drammatica Poefia e della Mufica Teatra- 
fe igiuochi della Scena eli furono dedicati: nel progref- 
fo deltempo, per dar piacere alla plebe, i cori de' Silenie 
de’ Satiri furono introdotti nelle azioni , iquali cantava- 
noiditirambi, cioè verfi accompagnati da balli e da fuo- 
ni 


sie lib. 3. 


14 

nize conforme era il coro , così era la mufica, fatirica pet 
li Satiri, e fillica per liSileni. Quefta mafchera fimile a Si- 
leno per il calvizio e fimità del nafo è una larva fcenica 
de’ Sileni con la barba calamiftrata all’ufo Egizio : il bafto- 
ne ritorto chiamato pedaz, col quale i Paftori riteneva- 
no le pecore per li piedi fu proprio di Pane, Fauni,Si- 
leni, ed alri Numi felvaggi, 


45. 

MASCHERA SCENICA. La fpaventofa apertura 
di bocca fu propria de’ fervi nella Comedia Latina: la fua 
con cavità rendeva maggior il tuono della voce, e cagio- 
nava qualche fpavento . Quefta larva è così deferitta da 
Luciano .° Terpe &° minime jacundum SpeCaculum , ho 
mo longitudine deformi, atque incompofita exornatas , altis 
calceamentis ingrediens , caput larva minaci obductam 
balens, tum peramplo ore biante , quafi Jpedtatores devo» 
vaturus. 


46. 1 
MASCHERA SCENICA col capello calamiftra» 
to all’ufo Egizio , di 


47. 

CHIMERA. La congiunzione delle due tefte uma- 
ne e di quella di cinghiale può riferirfi è que moftruofi ta> 
lifmani, che fi trovano fpeffe volte negli anelli, e de’ quali 
* molto difficile trarne il vero fenfo : potrebbe quefta in- 
terpretarfì dell’ opinione di que” filofofi, i quali nume- 
ravano tre foli elementi; come la feguente della dottrina 
di quelli, che ne amettevano quattro. Se i volti foffero 
più giovani, direi quefte efferele tefte di Meleagro e di 
Acalanta col cinghiale Calidonio. i 


CHI- 


15 
48. 
CHIMERA. Tre tefte umane congiunte con una 
d’aquila. Vedi nell’antecedente numero. 


49. nu 

GIOVE con P'afta, il fulmine , e l'aquila. Tro- 
vafi quefta medefima immagine nelle medaglie di Com- 
modo con lettere IOVI IVVENI. IOVI CONSERVA- 
TORI. at di 


so. 
GIVNONE conl’alta, la patera, & il pavone. T a- 


le rincontrafi nelle medaglie d’ ambe due le Fauftine, di 


Maglia Scantilla, e di altre Imperatrici conlettere, IVNO . 


IVNO REGINA. IVNONI REGINAE. E ficcome 
Giove fu tenuto il maggiore fra gli Dei, così Giunone 
di lui moglie e forella fu anche lei ftimata la maggiore 
frale Dee, e però chiamata Reina. Credevano eli anti- 
chi; che ciafcuno aveffe un Genio tutelare tutto intento 
alla fua confervazione, come ferive Poliziano. Credeba- 
sur enim babere quifgue fuum Deum, Suanque Deam , 
boc eft, fusm Genium, Suangque Iunonew vite prafides. 
Onde le donne folevano giurare per Giunone. Quar- 
tilla.“ Iezonem mean iratam babeam, fi ungquani me me» 
minerim virginem faiffe. E Tibullo. * 

Heac tibi fanta tue Iunonis numina juro, 

Qua fola ante alios eft mibi magna Deos. 

Il pavone trovafi fempre con Giunone, perchè viene el- 
Ja riputata Dca delle richezze , delle quali è fimbolo il 
pavone per la bellezza, e nobiltà delle penne. Riferifce 
Paufania ‘ che Adriano ne pofe uno d’oro e di preziofe 
gemme nel tempio di Giunone. 


ISI 


sin Petrb 


be lib. 4vel 
13° 


Co in Corza= 
tre 


16 
si. 

ISIDE col fiore Loto-in-capo , porge con la fini- 
{tra il Gifro , e con la deftra un vafo. Il fiore Loto in 
cima della tefta dinota la virtù del Sole , che commo- 
ve alla generazione; & il'vafo folito portarfi nella pom- 
pa d’ Hide 1’ umida natura principio di tutte le cofe. 
Il fiftro fignifica gli elementi, e la fua rotondità il cielo 
della Luna: fcuotevafi quefto ftromento ne’ facrifizi per 
dare ad intendere, che tutte le cofe del mondo ftanno 
fempre in moto, 

p°; 

ISIDE fedente col fivre Lotoincapo, porge con la 
deftra mano il fiftro, econ l’altra una patera: dal brac- 
cio finiftro le pende il folito vafo, e dinanzi le ftà Arpo= 
crate nelmodo, che lo deferive Ovidio . “ I 

apatia: Quique premit vocem , digitoque filentia fuadet . 
Narra Poliziano ,* che gli Egizij folevano unire Arpocra- 

wife te alle altre cofe facre per dare ad intendere, che il mag- 

‘2%. gior de Numi voleva effere adorato con filenzio; overo: 
come infegna S. Agoftino, © accciochè fi tacefle , che i 

ceci. lor Dei foffero ftati uomini. Es quoniam ferè in omnibus 

caps semplis, ubi colebatur Ifis O Serapis , erat etiam fimala- 
crum, quod digito labiis impreffo admonere videretar , ut 
filentium fieret 3 boc fignificare Varro exiftimat ut bomi- 
nes eos fuiffe taceretar. 


53. 

CANOPO Dio degli Egizi}, e Genio dell’ umida 
natura fi rapprefenta con la tefta umana fopra un’ 
idria : leggefi in Rufino un feceto miracolo di 
quefto Dio contro i Caldei, che adoravano il fuoco . 


CIBE- 


Ar 54. 

‘CIBELE fedente porge con la deftra mano una 
telta di ariete ,e con l’ altra un fcettro; pofa il finiftro 
braccio fopra un rotondo timpano , a° piedi fuoi ve- 
defi un leone. Cibele s' intende per la terra ftimata da 
gli antichi madre di tutte le cole: fu detta gran ma- 
«dre, madre alma , e madre degli Dei. Lo fcettro di- 
moftra il fuo dominio, & il timpano rotondo la cir- 
conferenza della terra: fede ella per dinotar la fua fta- 
bilità. La telta di ariete appreffo gli antichi era fimbo- 
lo di fecondità, e di generazione ; onde Ammone fu 
detto il Confervator della natura, come leggefi in una 
medaglia di Salonino coll’ ariete AMMONI CON- 
SERVATORI, e fu creduto una medefima cofa col 
Sole: dinota ancora egli la ftagione della Primavera, 
nella quale la terra manda fuori le cofe neceffarie al nu- 
trimento degli animali. Il leone fecondo ’1 parere di 5. 
Agoftino “ fignifica , che non v'è terra ‘alcuna, quan. s4ctivi 
tunque afpra , che coltivandofi non diventi facile al cap.>se 
produrre. Hec Dea , ferive Macrobio, ! leonibus vebi-%. sarti. 
sur validis impetu atque fervore animalibus que natura 
cali effi, cujus ambita aer continetur , qui vebit terram . 


55: 

QUADRIGA DEL SOLE. Quefto bellilimo in- 
taglio , amuleto fenza dubbio di qualche Prifcillianifta. 
rapprefenta il Sole nel fuo carro tirato da una quadri- 
ga: veggonfi d’ intorno i dodici fegni del zodiaco chia- 
mati da Macrobio © la via del Sole. Prifcilliano el ir 
famofo ed empio Erefiarca ardì affermare , che gli uomi- figa.” 
ni erano governati dall’ influenze di que’ dodici fegni, 
attribuendo ’1 dominio di ciafcuna parte dell’ umano 


COI- 


18 È 

corpo a ciafcuno di quelli, e chiamando ogn’ una col 
nome d’ uno de’ dodici Patriarchi. Gli errori de’ Pri- 
fcillianifti furono condannati in molti Concili, e parti- 
colarmente in quello di Saragoza fotto il Pontificato di 
Damafo l’anno COCLXXXI, Da S.Leone il grande “ 
nella fua lettera al B. Toribio Vefovo di Aftorga: e 
fucceffivamente nel Concilio di Braga fotto ’1 Pontifi- 
cato di Giovanni IIl.. l’anno COCOLXIH: 4 iltanza 
di Teodomiro Rè di Svezia. Si; qui ( dichiara quefto 
ui. Santo Concilio )° dwodeciz Signa , que Matbematici ob- 
° Jervare folent , per fingula anima vel corporis membra 
difpofita credunt, © nominibas Patriarcharum adfcripta 
dicunt, ficut Prifcillianus dixit, anatbema fit. Le virtù 
0, deli di quelta gemma fono delcritte da Camillo Leonardi, © 
1 affermando egli, ch’ ella cagioni potenza, dominio, 

ricchezze, e fortuna nelle caccie, © 

56, 
SOLE. La corona di raggi Solari col modio ma- 
pifefta l’ effenza di quefto Dio creduto da gli Egizi il 
medefimo con Serapide, Il cornucopia è fimbolo dell’ 
abbondanza, della quale egli è autore <la patera mette- 
vafi fovente in mano a eli Dei: le lettere C.C. F, IV. 
NIORIS efprimono il nome dell’ artefice, o di quello, 
che ha fatto intagliar la gemma. 


dle Ep. 93€ 


nei 
APOLLO tiene la De: e porta fulla fpalla ilpal- 
lio d’ oro nella conformità , che lo deferive Ovidio. 
Ipfe Deus vatàm palla /pettabilis aurea 
 Trackat inaurate confona fila lira. 
La piccola vittoria fopra la colonna porge un ferto d’ 
alloro folito premio de’ vincitori ,€ fta in atto di coro- 


19 
nare il Citaredo. Direi, che quefta bella inimagine 
rapprefentaffe Nerone fotto la forma di Apolline, rin- 
contrandofitale in una medaglia decretatagli dal Senato, 
nella quale vedefi egli in abito di Citaredo. Del con- 
trafto di Nerone co’ Citaredi fa menzione Suetonio . “ 
Nam Nero certavit inter Citbarados , eique vidtori ma- 


gno applaufa corona impofita eft.. 
53. 
APOLLO. Crederanno alcuni,che quefta fisura 


con l’ ariete fia un Mercurio, leggendofi in Paufania, 
che fi vedeva una ftatua di quefto Dio in Corinto fe- 
dente fopra un’ariete, & un’altrain Beozia con un'arie- 
te fulle fpalle. Io vò tuttavia confiderando , ch’ ella 
poffa rapprefentare Apolline, quando e’ fi ritirò in Tef- 
falia a pafcere gli armenti del Rè Ammeto ; benchè 
Callimaco fceriva, che quefti foffero cavalli. 


9g. 

DIANA EFESIA ca modio, o fia calato in capo, 
tiene in ciafcuna mano la face, & ha due cervi a’ pie- 
di. Le molte mammelle , che le circondano il petto, 
fono fimbolo dell’ umore generante , e nutriente gli ani- 
mali; concioffiachè I’ umore della notte da lei nafcen- 
do, influifce ella in quefte cofè inferiori la fua umidi- 
tà principio di tutte le cofe, fecondo la dottrina degli 
Egizi, i quali facevano confiftere la vita nell’umido. 
Minuzio Felice la chiama multimammia , e S. Girola- 
mo ” ne porta la ragione. Era Epbef Templum Diane, 
C° ejufdem in ipfo multimammia , quia caltores ejus de- 
cepti putabant eam omnium viventium nutricem. Quefta 
Dea porta in capo il calato della fecondità , & era ftima- 
ta una medefima cofa conIfide , come infegna Apuleio ; 


Cs onde 


ass Nerorn 


b. Epift. ad 
Epbef. 


20 
onde ebbero ambedue una quafi comune immagine; e 
assi. religione. Macrobio .° Ifis canta religione celebratar, 
quae eft vel terra, vel natura rerum Jubjacens Soli: binc 
eft , quod continnatis uberibus corpas Dee omne denfetar: 
quia vel terre, vel rerum natura balita nutritur univere 
fitas. Ma però Hide non ebbe mai in fua compagnia i 
cervi , i quali furono particolarmente confagrati a Dia= 
lib» na. CervaDiana facra (ferive Apollodoro*)e fi veg- 
gono nelle medaglie greche di: Commodo , Caracalla, 
e Macrino attaccati al carro di quefta Dea nel modo; 
che leggefiin Callimaco, ‘Nonno, “Apollonio, ‘e Clau» 
fimmin diano.‘ Era coftume appreffo gli antichi di far facri- 
è. Diso fizio della cerva a Diana, e fi vedevano appefe le tefte 
% ume, e le corna degli uccifi cervi nelle porte, e nelle mura+ 
#4 glie de’ fitoi tempj.  Solevano gli Atenicfi celebrar nel 
mefe di Febraio le Fefte Elafebolie , nelle quali facrifica» 
vano quefti animali a Diana chiamata Elafebolia. Scri» 
ve Paufania; che trovavafi in Arcadia una Ratua di que- 
fta Dea veftita d’ una pelle di cervo. I cervi dinotano 
la velocità del corfo della Luna, che in ventifette gior? 
ni refta compito: e ficcome quefti animali godono una 
longhiflima vita, così fono confagrati alla Luna fimbo= 
lo dell’ eternità. Tale rincontrafi nelle medaglie di 
Trajano, Adriano, e Fauftina giovane. Gli antichi tens 
nero per Dea l' Eternità la di cui immagine, fecondo 
Ja dottrina de’ Pittagorici, e di Platone differo effere il 
Tempo, per il quale s'intende il Sole e la Luna. Dia: 
na fu chiamata Lucifera, perchè in tempo di notte il. 
lumina la terra, e perciò tiene ella le faci: trovafi nelle 
medaglie con lettere DIANA LVCIFERA, e perchè 
Apollo , e Diana , cioè il Sole e la Luna mandano da 
lun- 


| 
] 
i 


2I 
lurige infino a noi co’ i lor raggi la luce , furono 
chiamati inerte. 

i 60. 

DIANA LUCIFERA . Vedi nell’ antecedente 

numero . | 
61 

DIANA CACCIATRICE in abito fuccinto tie- 
ne conla deftra un’ arco, & ha un cane a’ piedi. Con 
quefto vago veftimento ad ufo di cacciatrice la defcri- 
ve Ovidio “ 

Talia pinguntar fuccintte crura Diana, 

Cam fequitur fortes fortior ipfa feras. 
Dipingefi Diana con l’ arco, perchè fu creduta Dea 
della caccia’ il cane le fu confectato per effere anima-. 
le proprio a quefto efercizio. Fornuto .. Nec ab bis ablu- 
dit, quod canes confecrentar Diane cum fint ad venatio- 
nes idonei, & ad vigilias nottarnas latratafque nati. 
62: 

MARTE gradivo ignudo con la celata in capo 
impugna con la deftra un’ afta , e porta con la finiftra 
un trofeo fulla {palla carico di fpoglie in fegno di vit» 
toria. Trovafi la medefima immagine in molte meda- 
glie, e tra l’ altre in una belliffima di Vitellio. L° ara 
col fuoco dimoftra i facrifizi fatti a quefto Dio per qual- 
che vittoria. 

63. | 

PALLADE galeata con la crefta nel cono rileva- 
ta tiene l’ afta, e lo feudo col tefchio di Medufa. 

64 


do Avsore 
lib. Ne ele Ze 


he Paufars. 
158 Actica 


MINERVA. Li | deferive il fimolacro Hu). Aftic 


quefta Dea fimile alla prefente immagine con l’aftain 
ma- 


22 

mano, lo feudo a i piedi, & il dracone appreffo l'alta, 
a cui d’ intorno egli s' auvolge nella noftra gemma. 
Minerva fu cognominata Igia , overo Salutare , “ del di 
bin agi. Ci tempio parlano Paufania, ' & Ariftide.© Il ferpen- 
c.inencom te le fi attribuifce come fimbolo di prudenza , effendo 
2 ella nata dal capo di Giove , e detta providenza dell’ 
intelletto , come ferive Celio Rodigino.* Vedefi ap- 
poggiata ad una bafe per dimoftrare la natura ftabile 
del Saggio. 


do Plim. lib. 
26. 


de libe 86 


65. 

MERCURIO colla borfa, il caducco, & il gallo. 
La borfa gli fu data, come al Dio tutelare de’ mercanti, 
i quali volendo acquiftare richezze devono effere vigi- 
lanti come il gallo : il caduceo fignifica la pace necefla- 
ria per il trafico. 

66. 

MERCURIO colli medefimi Jeroglifici , & una tar- 
taruca, perla quale s'intende, ch’ il mercante, benchè vi- 
gilante , e follecito, deve tuttavia moftrarfi prudente, e ri- 
tenuto nello fpendere, e nel concludere inegozi, confor- 
mandofi a quefto detto Feffiza lente. 

ba. 

MERCURIO coll’ ariete. Credevano eli antichi, 
che quefto Dio confervaffe, & accrefceffe il gregge, per 
effere egli Dio degli armenti; onde vedevafi appreffo i 
Corinti ’l fuo fimolacro coll’ariete a’piedi. 

68. È 

MERCURIO. Oltre gli altri Jeroglifici già (piegati 
nelle tre antecedenti immagini di Mercurio tiene egli in 
quefta una clava, & un ramo d'ulivo, appoggiando il 
braccio finiftro fopra una colonna . La clava è fimbolo dl 

fortez- 


2 
fortezza e di virtù, le quali fi richiedono nel briffico: la 
buona fede tra’ mercanti, e la forza per fopportare i difagi, 
le perdite, citravagli, che s'incontrano nel viaggiar, e 
per ftar coftante, e faldo come una colonna: il ramo d'u- 
livo dinota la pace utile, anzi neceffaria per il commercio . 
Vi è un’uccello , il quale rafembra un corvo uccello au- 
fpicatiffimo, e di buon’ augurio, 
69, 

CERERE conlefpighe ,& il fulmine. Trovafi nelle 
medaglie con due facelle nelle mani; Quod boc tempore 
(cioè della mefe, ferive Fulgenzio) cum lampadibus , ideft , 
cam Solis fervore feges ad metendum cum gaudio requira- 
x4r. Maquefto affai meglio dimoftrafi nella prefente im- 
magine, ove quefta Dea impugna colla deftra il fulmi- 


ne folito farfi maggiormente fentire nella ftagione dell’ 


eftate. Per Cerere intefero gli antichi laterra , e per il ful- 
mine Giove, cioè la temperanza delcielo, & il caldo, 
per opra del quale crefcono i grani. 

70, 

BACCO appoggiato ad una colonna tiene colla 
deftra il cantaro, e colla finiftra la ferula; vedefi a’ fuoi 
piedi una pantera, così lo deferive Erodoto. * Siziffra qui- 
dem mana tbyrfum tenens, dextra fcyphum; affidet vero 
Bacchi pedibus pantberifcus. Bacco fu creduto da’ Greci 
il primo inventore della vigna; benchè altri differo , ch’ 
egli non la piantaffe, ma che ritrovaffe l’ufo del vino. ° Il 
tirfo gli fu dato per dinotar, che gli uomini ubbriachi 
hanno bifogno di foftegno } e fembra egli ciò dimoftra- 
re appoggiandofi ad una colonna. La pantera animale vi- 
nofo, fecondo il teftimonio di Oppiano, ‘fu confecrata a 


quefto Dio. Filoftrato , rain # 05 cut. Panthera Bac- 


chi 


alibi. cap. 
14 


be Tertull 

272 APOIe 
Atbenelibe 
15 


celibe go de 
Venate 


24 
chi fymbolum. E quefta intagliata nella noftra gemma 
alzando la tefta verfo’l cantaro pare attenta a ricevere le 
goccie di vino, che ne cadono. Potrebbe dirfi ancora, che 
eli antichi aueffero confecrata la pantera a Bacco per da- 
re ad intendere, che conl’ufo moderato del vino fi rendo- 
no manfueti i più feroci uomini; onde fu quefto Dio 
a ti» Chiamato Lieo , dice Fulgenzio, “ quafichè egli tolga via 
tutte le cure, &i penfieri dell'animo. 


mi. 
NETTUNNO porge con la deîtra un vafo appog= 
giando la finiftra ad un tridente. Fuegli riputato il Dio 
dell’ umido elemento fignificato col vafo e ’l tridente, di 
i. asielit. cui fcrive così Fulgenzio.* Tridentem vero ob banc caufam 
ferre fingitur , quod aquaram natura triplici virtate fun= 
gatur , ideft, liquida, facunda, potabilis . 


van ! 

NETTUNNO. Quefto belliffimo intaglio in Giacine 
to rapprefenta Nettunho col tridente nella deftra folcan- 
do ’1 mare in un carro tirato da due velociffimicavalli, 
moftrando con atto dominante l’Imperio, che tiene fopra 
queft’ elemento: dietro al carro vedefiuna sfinge fcolpi- 
tavi per ornamento. La perfezion di queft’ intaglio è tan- 
to più degna d’ammirazione , che nonoftante la fua pic- 
colezza fcoprefi in effo tutto quello, che può far l’arte 


di più fingolare. 


73. 

VENERE VINCITRICE. Avevano i Romani una 
particolar divozione per quefta Dea , il di cui tempio era 
nella nona regione, fecondo riferifce Panvinio . Quefta 
immagine fula teffera di Giulio Cefare nella guerra con- 
tra Pompeo, e trovafi nelle medaglie di Giulia Donna 

con 


25 

con lettere VENERI VICTRICI. Venere appoggiata 
fopra uno fcudo tiene conuna manol’afta, e conl’altra la 
fpada : Cupido le porge un’ elmo, & ella cifra loguar- 
da, quafichè avendo difarmato Nlantr ella voglia col fuo 
benigno afpetto vincere l'appetito irafcibile di quefto — 
Dio. Scrive Macrobio ,“ che nel zodiaco il toro di Ve- Soci 
nere fuccede all’ ariete di Marte, volendo fignificare, 
che quefta Dea ritrovandofi a lui vicina nella natività 
dell’uomo, lo mitiga, e lo rende più manfueto, e beni- 
gno. Di quefta Bul-Ghe opinione fu ER allor» 
chè invocando Venere diffe . 

Nam ta fola potes tranquilla pace juvare 

Mortales, quoniam bellifera manera Mavors 

Armipotens regit, in gremium qui fape tuumfe 

Deijcit , eterno ter valnere Amoris. 


VENERE. Tiene Gaeta Dea due fpighe nella 

deftra, & un grappo d’ uva nella finiftra dat a que- 
fto derto di Terenzio.® Size Cerere &° Baccho friget De 
Venus. Venere fecondo Apuleio © era creduta la natu- 
ra produttrice di tutte le cofe , e fecondo Lucrezio la 
overnatrice della natura : e ficcome ella fi ferve del 
Sole,e della Luna,cioè delcaldo, e dell’ umido per la 
propagazione , così tiene il grappo d’ uva, e le fpighe 


Ce libe Za 


fimbolo di Bacco, e di Cerere, ftimati li medefimi col d Sai 


170 


Sole, e la Luna, conii infegna Macrobio ,° e con que- #13 
fti nomi chiamati da Virgilio. * ei 
0.0. ++ vos 0 clariffima mandi 
Lumina ,labentem celo que ducitis annum, 
Liber, 09° alma Ceres. 
S° immolava il grano a Venere ; gaia (ferive Svida ) 
eli- 


26 
elixum frumentum excitat ad Venerem. E in quanto all’ 
ata uva dice Stazio 3° Vinum eft amoris pabalum. Le fpighe 
ed ilgrappo d'uva dinotano le due ftagioni dell’eftate , 
e dell’ autunno , nelle quali la madre natura produce 
le cofe più neceffarie al genere umano . 


75. 

VENERE & AMORE. Moftra quefta Dea una 
corona al figliolo, forfe per incitarlo a qualche impre- 
fa colla fperanza del premio; overo per ricompenfarlo 
della vittoria da effolui riportata , avendo difarmato il 
Dio della guerra. 

#0.) 

ASTARTE. Fu adorata Ifide nell’ Ifola di Cipro 
.4put.t. fotto nome di Venere Pafia * creduta una medefima 
!*"*..cofa con la Luna, come afferma Filocoro citato da Ma- 
e.Sardit3. CrObIO, “ e per confeguenza con Ifide. Trovafi rappre- 
e entata Venere in molte medaglie di Colonie fotto la fi- 
 gura di Aftarte tutulata, & in una di Fauftina minore 
battuta da’ popoli di Cefarea in Paleftina tiene in una 
mano la tefta di Serapide. Aftarte appreffo Sant’ Ago- 
ab gudie ftino ° è I’ ifteffa Giunone : ma Plutarco ‘ infegna, che 
libamarr ella fia una medefima con Venere avuta in gran vene- 
razione dagli Egizi, e chiamata da molti Venere cele- 
fte. Vedefi quefta Dea nella prefente immagine col fior 
Loto in capo ftando in mezzo a due Amorini, uno de” 
quali in atto di fcoccare 1’ arco ferma ella con la de- 
{tra rivolgendofi all’ altro, che vola in sù tenendo una 
face nelle mani. Finfero gli antichi Venere. madre di 
due figliuoli; uno avuto con Mercurio chiamato Cu- 
| pido fempre intento a ferire i cuori; e l’altro con Mar- 
te detto Anterote Dio del riamare. Onde ella vien chia- 

mata 


27 

mata da Ovidio. * Geminoram mater Amorum. E quefta «iP 
medefima Dea vedefi in una medaglia della famiglia 
Giulia riferita da Fulvio Orfino in un carto tirato da 
due Amori. Platone? deferive due forti di Amori; il 4. use 

rimo celefte così nominato dalla prima Venere figliuo- RI 
la del Cielo: il fecondo volgare chiamato dagli Egizi 
Pandemos ° figliuolo d’ un’ altra Venere nata di Grove: tar 
e di Dione. Afferma Socrate * ritrovarli due idee , le , ;, ri 
quali fignoreggiano l’uomo : la prima una cupidine del 
piaceri nata con effolui tutta dedica al fenfo,e chiama- 
ta libidine : la feconda acquiftata, & è un conofcimen- 
to defiderofo dell’ ottimo; e del perfetto detto tempe- 
ranza. Vedefi quefta Dea nella noftra gemma in atto 
di accordare ambidue gli amori fermando ella la vio- 
lenza del concupifcibile, e fartomettendolo alla tempe- 
ranza del ragionevole , 


77. 

ESCULAPIO con la tefta in faccia; e barbata s' 
appoggia con ambedue le mani ad un baftone , a cui 
d’intorno s avvolge un ferpe fuo folito fimbolo. Inta- 
glio di perfettiffima maniera in una belliffima Cornio- 
la, che pare un Giacinto. 

78. 

IGIA col ferpente in mano , a cui porge ella il 
folito cibo in una patera. Intaglio in Corniola grande 
eecellentilimamente lavorato. 


10: i 

IGIA fedente, con la mano deftra accarezza un 
ferpente appoggiando il braccio finitro fopra il brac- 
ciolo della fedia. | 


D 2 SA- 


flo Fneidy 
UDE Éo 


28 


80. 
SACRIFIZIO ALLA SALUTE, Il ferpente fim- 
bolo della Salute avvolto intorno ad un’ albero apre le, 
fauci per cibarfi del pafto, che la donna fedente gli por- 
ge in una patera. Fu dedicato il ferpente ad Efculapio, 
& ad Igia intefa per il buon genio della falute, 
| dp; 

SACRIFIZIO ALLA SALUTE, La Vittoria ala- 
ta calca col piè deftro un globo, e diftende le maniad 
un ferpe, che dal piede d’ una bafe fepolcrale forge.in 
alto, porgendogli in una patera il folito cibo, Virgilio ©. 
parlando dell’ arrivo di Enea in Italia alla vifta di un 
ferpe apparfo intorno al fepolcro del Padre Anchife ot-. 
timo prefagio della fua venuta deferive queft’ animale 
cercando la liba nelle patere . | 

Dixerat bec : adytis cum lubricus anguis ab imis . 

Septem ingens gyros , feptena volumina traxit, 

Amplexas placide tumalum, lapfufque per aras : 

I Per . Ile agmine longo 

Tandem inter pateras, © levia pocala ferpens, 

Libavitque Dapes . 

Allude la defcrizione di Virgilio alla noftra gemma, 
nella quale oltre il fepolcro, e langue vedefi la Vitto- 
ria facrificante per le future imprefe di quel Principe lie 
gnificate con 1’ albero d'alloro, conformandofi a Vale- 
rio Flacco ; il quale da' ferpenti prende un buon’ augu- 
rio della felice imprefa degli Argonauti. 

62. sh 

EQUITA.. Donna in piedi con le bilancie nel 
la deftra, e ’l cornucopia nella finiftra. Trovafi quefta 
medefima immagine in una medaglia d’ argento di 
Perti- 


1a 
Pertinace con lettere AEOVITAS. AVG. TR. POT. 
COS. H. L’ Equità con giufte bilancie moderando le 
azioni umane mantiene la concordia , e procura 1’ abbon- 
danza . DE 
03. 
NEMESI col baftone in mano, e la rota a’ piedi. 


Paufania “la dice figliuola della notte, e dell'Oceano jaltri 1.1. 


della giuftizia, Il baftone fignifica la (ua potenza, gafti- 
gando ella feveramente i perverfi, c premiando i buoni: 
inalzando gli umili, & abbafsandoi fuperbi ; onde le fu 
attribuita la rota, la quale volgendofi facilmente è fim- 
bolo delle vicendevolezze umane, . 

84. 

NEMESI alata. Paufania deferive le Nemefi di 
Smirna con l’ale a differenza dell’altre fue fatue , che nòn 
l'avevano; e ciò perchè, com'egli crede, quelle erano 
fpeffo invocate da gli amanti, i quali le davano l’ale di 
Cupido, 

I dr, 

PACE. Donna alata porge con fa finiftra um ca- 
duceo, fotto 1 quale vedefi un ferpe. Tale fi .rincon- 
tra nelle medaglie d’oro,e d’argento di Claudio con 
lettere PACI AVGVSTAE. Per il caduceo s’ intende 
la pace conceffa alle provincie, & alle regioni fignifica- 
te per il ferpente, i 

86. 

VITTORIA alata calca col più finiftro un elmb, 
e ferive con la mano deftra fopra uno fcudo foftenen- 
dolo con la tiniftra full’ albero della palma. Trovafi 
quefta medefima Vittoria nelle medaglie di Vefpafiano 
per memoria dell’ imprefa della Giudea. 


VIT- 


30 
37. 

VIT'TORIA alata ferive con la deftra fopra uno 
fcudo foftenuto da una bafe . Intaglio di ottima ;manie- 
ra in una belliffima granata di foria. 

egli e 
VITTORIA. TERRESTRE. Donna alata in pie- 
di fopra un globo porta con la finiftra una palma, € 
orge con la deftra una corona. Ta palma è fimbolo 
ati» della vittoria, onde Apuleio “ la chiama Dea palmare : 
b. de lau. Attollebant fiatuas Palmari Dea. Claudiano ® la defcrive 
con la medefima palma. 

Et palma viridi saudens, &° atmicta tropheis 

Caftos Imperii Virgo. ta 
La corona è propria de’ vincitori, come infegna Ovi- 

eTrifii dio ° parlando ad Augufto. 

Sic adfueta tuis Jemper victoria caftris 

Nunc quoque fe praftet, notague figna pesat. 
Aufoninmque Ducem folitis circumvolet alis, 
Ponat © in nitida laurea ferta coma. 

Il globo dinota la fua potenza , e fignifica la vittoria 
terreftre. Quefta Dea dipingefi ‘alata, quafichè ella im- 
prefti le fue ale agli uomini ,iquali vanno con profpe- 

sin pang, ri fucceli. Latino Pacato .° Recte profettò germana illa 
Piétorum Poetarumque commenta Vittoriam finxère pen- 
nata, quod bominam cum fortuna euntinm non curfas eft, 
Sed volatus. | 
99. î IN 

VITTORIA NAVALE. Vittoria in piedi fopra 

un roftro di nave; tiene nella finiftra una palma, e nella 

— deftra una corona, & il caduceo verga dae x) meri della 

carni” felicità, e delle ricchezze, come canta Omero. ; n un 
meda- 


I 
medagliorie di T'rajano Decio vedefi la Dea Felicità col 
caduceo, il cornucopia , e lettere FELICITAS SAE- 
CVLI. Le due mani giunte dinotano la pace , e la con- 
cordia effetti della vittoria. Una medaglia con fimile 
vittoria, ma fenza il caduceo, e le mani giunte, fu bat- 
tuta a Vefpafiano, & a Tito per memoria della vitto- 
ria navale contro i Germani. 

1) £90G 
GIOVE coronato dalla vittoria forfè per memo- 
ria di quella, ch’ ei riportò contro i Titani. 


91. 

GIOVE E FORTUNA. Giove fedente appog- 
gia la finiftra ad un’ ata , e ftende la deftra alla For- 
tuna, che gli fta dinanzi in piedi: veggonfi di fopra il 
Sole, e la Luna. Scrive Orfeo , che Giove è primo , & 
ultimo di tutte le cofe. Fu quefto Dio intefo da’ Pla- 
tonici per l’ anima del mondo, e creduto quella divina 
mente, che ha prodotto, governa ,& empe di fe l’uni- 
verfo. Virgilio. Jovis omnia plena. Servendofiegli del 
Sole, e della Luna come di caufe feconde, e regolando 
la Fortuna la quale dal fuo arbitrio tutta dipende. Af- 
fermano i filofofi , che la Fortuna non ha poteftà al- 
cuna, effendo fottopofta alla providenza , di cui ella è 


femplice miniftra, come riferifce Macrobio .‘ 


92. 

ECATE E FORTUNA. Finfero gli antichi Dia- 
na triforme fecondo i tre differenti afpetti della Luna; 
o perchè ella fu creduta la medefima con Giunone, Dia- 
na, e. Proferpina onde Orfeo la chiamò ruscrtearor . 
Aufonio. 

Tergemina eff Hecate, tria vireinis ora Diane. 


Por- 


do Sato lio 
Io CAP. 1$0 


ho Hib. tlte 


Lllad. 
b. lib. 4e 
HEneid., 


Le 1n Arcadi 
dSati: «CAP. 


199% 
E. Od. CHA 


di 

Porta quefta Dea le faci , perchè in tempo di notte il- 
lumina il mondo, e con la fua umidità nutrifce quefte 
cofe inferiori , e produce l' abbondanza fimboleggiata 
col modio fopra il'capo. Per il fimolacro della Fortu- 
na accanto a quello di Ecate s° intende , che ficcome 
quefta co’ vari fuoi afpetti manda quì giù varie influen- 
ze, e caufa diverfi effetti : così quella mutando fpeffo 
faccia moftrafi agli uomini ora favorevole , ora contra- 
ria, immitando le differenti mutazioni della Luna. 


92. pix 
RATTO DI PROSERPINA. Vedefi efprefloin 
uefta gemma il ratto di Proferpina: Plutone invaghi- 
tofi delle bellezze della Ninfa la rapifce a' forza in un 
carro tirato da quattro velociffimi cavalli: ella dolente 
col volto avverfo, & il braccio ftefo ftride, & implora 
1 aiuto delle compagne. Corrono intanto i cavalli; e 


Mercurio infero col caduceo in mano, e 1’ ale a’ piedi 
camminando avanti ’l carro regge le redini de’ cavalli, e 
oli affretta il paffo. Molti fono i fenfi allegorici di que- 
{ta favola: fotto di effa vollero intendere gli antichi la 
difcefa dell’ anime all’ inferno ; la figura di Mercurio 
rapprefenta il fuo uffizio di condurre l’ anime al regno 
di Plutone, onde fuchiamato murîg-e Jyimuro Animaruni 
dedutter. Omero “lo deferive così ; e Virgilio‘ attribuif= 
ce anche egli quefto potere alla fua verga. 

Tum virgam capit, bac animas ille evocat orco 

Pallentes, alias fub triffia tartara mttit, 

Dat fomnos , adimitque , © lumina morte refignat. 
L'iftefflo fi cava da Paufania,‘ da Petronio ,° e da Ora» 
zio ‘ parlando a Mercurio . 

Ta pias letis animas reponis 
Sedi= 


33" 
Sedibas , virgague levem coerces 
Aurea turbam , Juperis Deoram 
Gratas, © imis. 

E perciò quefto Dio era da morienti invocato, L’ oc- 
culto fenfo di quefta favola fpiegafi in queft’ altro mo- 
do . Plutone appreffo gli antichi fignificava la virtù {o- 
lare nel verno, come infegna Macrobio.* Inferi nomen 
Soli dateò, quam inferiori bamifpherio, id eft , biemali- 
bas fignis curfam fuum peragit : fuperi , quam partem 40- 
diaci ambit affivam. Proferpina fu tenuta per le biade 
feminate ne’ folchi della terra, overo fecondo Porfirio 
citato da Eufebio , per quell’ occulta virtù , che ha il 
feme afcofo di germogliare nella detta ftagione ; onde 
finfero, che Plutone rapiffe Proferpina, e la portaffe in 
inferno, cioè che Ja virtù folare confervafle nelle vifce- 
re dellaterta il feminato grano. Per li quattro cavalli s' in- 
tendono le quattroftagioni: il calato gittato per terra fi- 
onificail verno privo di fiori, overo l’umido principio di 
tutte le cofe . Mercurio conduce la quadriga , effendo uno 
de’ fatelliti del Sole fecondo la dottrina di Macrobio ,° 
& avendo quafi la medefima forza. Mercarialis, © 
Venereus orbis pari ambita comitati Solem, via ejus tam- 
quam Satellites obfequantar: © ideo a nomnullis aftrono- 
mia fiadentibas eamdem vim fortiri exiftimantar . 


AMORE con la face inverfa dinota un’ amante, 
il‘quale tenta di eftinguerei fuoi fprezzati ardori: ove- 
ro fignifica la morte dell'amico, come dichiara Ovidio 
piangente quella di Tibullo. 

Ecce paer Veneris fert everfamque pharetram, 


Et fraétos arcas, ©° fine luce faces . 
E 


_ AMO- 


do SatLurs. 
lib. 1, cafe 
29. 


b. Tin fowua 
Scip. Izh< 25 
cap. CO) 


lle libs Ie 


be Gerse Ze 9e 


tag 


95. 

AMORE col tirfo,e ’] cantaro. Scrive Paufania, “che 
‘Timilo in una fua ftatua pofta in Atene congiunfe Amore 
con Bacco, e così vien figurato quefto Dio nella prefente 
gemma tenendo il cantaro in una mano, e nell'altra il tirfo, 


96, 

ALBERO CON GENI. In quefta bella ,;& eru- 
dita gemma vedefi fcolpito un’ albero con un vafo pie- 
no di frutti, e tre fanciulli alati, uno de’ quali folleva 
ambedue le mani verfo la fommità dell’ albero ; l’altro 
fale fopra una fcala appoggiata al tronco del medefimo; 
& il terzo giunto fopra ne coglie i frutti, L’ albero fu 
tenuto da gli antichi per jeroglifico di tutte le virtà, e 
per fimbolo della dottrina, e della fapienza, Prodaxit- 
que dominus Deus de bumo ( dice il facro tefto.? ) omne li- 
gnam palchram vifu , O ad vefcendum Juave : lignum 
etiam vite in medio Paradifi, lionumqgue /cientie boni, 
mali. Quefta fu.l’ opinione di quel dottiflimo Ebreo 
Filone defcritto da S. Girolamo ° tra’ fcrittori ecclefia- 
ftici, il quale fpiegando le fopra citate parole fcrive ri 
trovarfi una fcienza contemplativa, e 1’ altra attiva: la 
prima tutta intenta alla pura confiderazione dell’ogget= 
to, come la geometria, e l’aftronomia: la feconda de- 
dita all’ operazione, come fono l’ arti mecaniche. Ma 
la virtù è contemplativa , & attiva, e fervendofi della 
contemplazione, alla quale conduce la filofofia, & a- 
vendo anche connaturale l’azione moftrafi in ambedue: 
perfettiflima. E bellilima la contemplazione della vir- 
tù, foggiunge egli , ma deve effere unita coll’ azione; 
onde dice il facro tefto, che l’ albero è bello alla vifta 
dinotando la contemplazione ; & è buono per cibarfi , 

° effen- 


effen do il fegno dell’ufo e dell'operazione. Da quefte 
parole la noftra gemma vien pienamente illuftrata . L' 
albero fignifica la virtù: il fanciullo alato appièdi quel- 
lo con le mani alzate pare tutto intento alla contempla- 
zione nel modo defcritto da Plotino. “ Ipfe amor velut 
frutta vefcitur vifione palchri ipfi mirifice circumfafa . Da 


quefto fi comprende, che la vifta è affai più utile perl” 


"Ao Ho Ze liba 
So CAP «20 


acquifto della fapienza, che l’ udito, il quale vi giova 


folo per accidente , come infegna Ariftotile .? L’ amor 


della fapienza fi finge fanciullo, perchè richiedefi la 


7A Poft caps 
wlto 


femplicità del cuore per apprendere i fuoi mifteri. Con= 


fiteor © tibi Pater Domine cali, &° terra, quia abfcon- 
diffi bac a fapientibus , © prudentibus , & revelafi 
ea parvalis. Si rapprefenta nudo , effendo affoluta- 
mente neceffario fpogliarfi di tutti gli affetti, e penfie- 
ri terreni per giungere all' acquifto della fapienza. Se- 
neca.° Quam volueris veram bominis eftimationem vi- 
dere, & /cire qualis fit; nudum infpice; deponat patri- 
monium , ceponat © bonores, & alia fortune mendacia: 
corpus ipfum exuat, © animam intuere, qualis quantuf* 
que fit, alieno an fuo magnas. Per le due ale di que’ 
fanciulli date ancora da Platone * all’ anima s'intendo- 
no l’intelletto,ela volontà, trovandofi quefta fempre unita 
con l’altro, enon bramando mai il poffeffo del bello, e 
dell'ottimo, fe prima non ne ha havuta una perfettiflima 
cognizione . Dalla contemplazione fi paffa all’ operazio- 
ne ,la quale fi moftra nel principio affai ardua. Litte- 
rarnm radices amare, fruttas autem dulces,dice un an- 
tico proverbio: onde fi vede nella prefente immagine 
il fecondo fanciullo falire con grandiffimo ftento fopra 
la fcala appoggiata al tronco dell’ albero, avverando ‘1 
detto. E 2 | Vitti 


Co Maittizro 


de Ep. 29% 


Lo in Phed» 


6 
Virtutem pofatre Dij fudore parandam . 
Ma colla fatica, e la perfeveranza fi arriva finalmente 
alla fommità dell’ albero a cogliere que’ frutti della fa- 
pienza, e della virtù generati prima dalla contemplazio- 
ne,e maturati coll’ operazione. Platone “ fu di quefto 
2. 8 dele parere , quando defcrifle tre differenti amori: il primo 
#°.. defiderofo de’ piaceri, e dedito al fenfo, e quefto con- 
{ifte nell'azione : il fecondo contemplativo, & è un per- 
fettiffimo conofcimento dell’ ottimo: & il terzo com- 
pofto di tutti due, Per quefti tre Amori s’ intendono 
ancora le tre facoltà dell’ anima, la concupifcibile, l' iraf 
cibile, e la razionale : la prima delle quali Galeno ° fe- 
guendo l'opinione di Platone ° mette nel fegato, la fe» 
ti» conda nel cuore , e la terza chiamata volontà nel cer» 


plac- capote 


Slur vello, 


97. I 

CARRO D’ AMORE tirato da due pantere. 
Amore fignoreggia ugualmente gli uomini , egli ani» 
mali. Tibullo.‘ Ni 

Ipfe quogue inter agros , interque armenta Capido . 

— Natas, ©° indomitas dicitur inter aquas. 
Alciato porta una gemma, nella quale vedefi Amore, 
che frena due leoni attaccati alfuo carro fimbolo della 
fua gran potenza ; onde cantò V irgilio. 

Omnia vincit Amor, & nos cedamus Amori. 

98, 

AMORE, APOLLINE, E CENTAURO. Fu» 
rono i Centauri atrribuiti al Sole, & a Bacco, Vengo- 
no defcritti effemminati, & amici del vino ; onde nelle 
medaglie, ne* baffirilievi, e particolarmente in due fas 
mofillimi cammei dell’ Eminentifs. Cardinale Carpegna 

o fi 


delibs2oelete 


e 6El, 10% 


fi veggono tirare il carro di Bacco ; e nella prefente gem- 
ma Amore conduce un Centauro nel trionfo di Apolli- 
ne, il quale è il medefimo con Bacco: Lattanzio.“ Cor- ,.;14 


< 


fiat etiam Liberum , &° Apollinem effe, © Solem. 


99, 
AMORE ROTATORE. Perferire un cuore cru- 


balibe Tal/08. 


le a quella, che fi adopera oggidì da’ noîtri rotatori. 

100. 

AMORE, E DELFINO. Quefto vago Amoret= 
to dimoftra il fuo potere fopra l’acque col fimbolo del 
‘delfino: allude ancora all’ opinione di que’ filofofi, i 
quali volevano che l’acqua foffè il principio, dal quale 
derivaffe la prima generazione di tutte le cofe . Tiene 
egli una chiocciola turbinata; e 1’ infpira col fiato, di- 
notando, che l’ anima non è altro che fpirto, e vento, 
come infegna Virgilio, par levibas ventis. 

roi. 

PRIAPO in foggia di Termine col tirfo: fu egli 
creduto figlinolo di Bacco, e di Venere, in quanto ri- 
ferifce Paufania ;°e nelle fefte di Bacco fcritte da S. Ago- 
ftino ° fi portavano i falli. Narra Ateneo, che Pria- 
po appreffo i Lampfaceni era ftimato l’i fteffo con Bac- Der di 7 
co. Magno in hbonore babebatar Priapas in Lampfaco, . 
quia ex epitbeto idem eft & Dionyfius fic diétus, ut tri- 
umphus, & dythyrambas . 


coinBeotic. 


PRIA- 


a. eCle 10 


38 
102. 

PRIAPO, E AMORE. Vedefi Priapo coronato 
dal Genio della generazione , 0 fia Amore , il quale por- 
ta la palma in fegno delle molte fue vittorie fecondoil 
detto di Virgilio.“ Omnia vincit Amor. 


103. 

SACRIFIZIO DI PRIAPO. In quefta gemma 
fi rapprefenta il coftume antico delle donne di confe- 
crare a Priapo veretri, e falli, contrafegni della gene-. 
razione alla fua potenza attribuita. 

104. | I 

SILVANO Dio delle campagne , e de’ paftori tiene. 
con la mano deftra la falce, e con la finiftra due canne, o 
gionchi : il cane gli affifte perguar dia degli armenti, e 
de’ frutti, effendo il coftume de’ paftori,& uomini di cam+ 
pagna tenere quefti animali ne' precoj , e nellovigne. 

105. 

SILVANO tra ‘due alberi avanti un’ ara, colla 
ronca nella deftra, e nella finiftra il baftone ritorto, &- 
alcune erbe. La ronca ffromento villefco per tagliar le 
fpine , e potar le viti,e gli alberi fu propria di Silvano, 
come ancora il baftone ritorto attribuito a tutti gli Det 
felvaggi: l’ erbe, e gli alberi dinotano quefti effere un 
Dio campeftre ; e per l’ara col fuoco accefo s' intendo- 
no i facrifizi fattigli per la fertilità delle campagne. 

106. 

FORTUNA fedente col cornucopia e’l timone, 
veggonfi di fopra due ftelle , e la Luna. Fu opinione de- 
gli antichi, e particolarmente di Virgilio , che la Fortuna 
reggeffe a capriccio il mondo, e difponeffe fenza regola 
di tutte le cofe fullunari, perciochè egli la chiamò onni» 

potente 


potente. Omero al contrario nonne fa menzione nelle 
fue opere, come offerva Macrobio, attribuendo QUE- 4. Sar. it. 
fto poétala direzione, e l’ imperio del mondo al folo de- 5° !* 
creto di Dio, il quale governa con fomma prudenza tutto 
l’univerfo, 
107, 

URANIA. A quefta Mufa figlivola di Giove e di 
Mmnemofine fu attribuita l’ aftronomia. Aufonio .° ru 

Urania celi motus fcratatar, & aftra. 
Ella con una bacchetta accenna un globo celefte , ferman- 
dofi al fegno dello fcorpione per offervar Je fue influen- 
ze: apparifcono difopra la Luna, ela ftella di Marte , a cui 
è dedicato quefto fegno, fecondo riferifce Manilio,© | #54». 

. +. Pagnax Mavorti fcorpias heret. 
Lo Scorpione è umile, maligno , & ingannatore; ma ritro- 
vandofi fotto il dominio di quefti due pianeti rende l’uo- 
mo aftuto , e fagace nell’ imprefe militari s l'umidità della 
Luna mitigando il furore di Marte, 

| 1981 

TALIA, Que’ altra Mufa ebbe la comedia fotto 
la fua protezione , come infegna il medeimo Aufonio , ‘ 

Comica iafcivo gaudet fermone Thalia. 
Bacco fu creduto inventore della drammatica poefia, di 
giuochi della fcena gli furono dedicati : vedefi la fia fta- 
tuetta infoggia di Priapo fopra un pilaftro,, come vien de- 
fcritto da Luciano,' Priapos Greci,guos Phallos ipfi dicunt, e de Dia 
Dionyfio erigunt , în quibus &° tale quidlam portant, 
viros pata exiguos ex ligno effigiatos magna virilia babentes. 
Sta la Donna fedente in atto penfofo, tenendo appog- 
giata fopra i ginocchi una tefta di caprone animale fo- 
lito facrificarfi a Bacco. Virgilio. 


d E dylle 
200 


Bac- 


Syre 


rinenzia, Tot appellationes ejas poffunt effe, quot manera . 


40 
. + + » « Baccho caper omnibus aris 
Caditar . | 
109. 

CANICULA. Donna ftolata in piedi tiene con la 
mano deftra due fpiche, con la finiftra un piatto di frut- 
ti: ha una ftella fotto i piedi, & una formica accanto, 
con lettere CELcioè CEIPIOC. Quefta è la ftella det- 
ta Canicula pofta nella bocca del cane celefte , benchè 
Ioino la metta nella tefta del medefimo: il Sole acco- 
ftandofele accrefce fommamente il calore, matura i frut> 
ti, & avendo già procurato la raccolta de’ orani, dà cam», 
po alla formica di radunare lefue provifioni per il prof= 
fimo verno, 

| I10. i 

PANTEO. Davano gli antichi a' lor Dei vari fim- 
boli per fignificare le varie lor perfezioni, e perchè que- 
fti fimolacri rapprefentano. molte Deità unitamente , 
vengono dagli eruditi chiamati Pantei.. Nella prefente im- 
imagine l’elmo dinota Marte, Minerva, e Pallade: l’ale 
la Vittoria, Nemefi, & Amore :il cornucopia l’abbondan- 
za: iltimone la Fortuna: e le fpiche Cerere. Scrive Lu- 
ciano, “ ch’ egli vidde nella Siria un fimolacro, il quale 
aveva qualche cofa di Minerva, di Venere, della Lu- 
na, diRea, di Diana, di Nemefi, delle Parche, e tutta- 
via era veramente quello ‘di Giunone. Da quefto fi com- 
prende, che gli antichi filofofi ammettevano un folo 
Dio, e fi fervivano de’ vari nomi attribuitigli per fignifica- 
re la moltiplice fua potenza, & i diverfi effetti ch'ella pro- 
duce. Quecamque voles, illi nomina propriè aptabis , ({crive 
Seneca © ) vim aliquam, effettumque caleftium rerum con- 


TZ E E Te TETTE 
se DITE 9 SE 


44 

| III. ; 

PSICHE. L’ anima vien figurata da gli antichi 
in fembianza di farfalla , o di fanciulla .con le ale di 
farfalla: fu quefta tenuta; pet il fimbolo dell’ immorta= 
lità dell’ anima, tanto perchè rinafce dalla fua propria 
femenza immortalmente ; quanto per effere di natura 
zerea sonde Virgilio parlando dell’ anima feparata dal 
corpo umano la compara col vento., par. levibas ventis, 
La figura che cori la mano attinge l'ale della farfalla, 
e ferma il fuo volo. errante è fimbolo di quel Demo» 
ne,che Platone afferma condurre, € ricondurre l’ anime 
ne corpi. Circa la natura! di que’ Demoni differenti fi 
trovano 1’ opinioni de’ filofofi: S. Agoftino * è di pa- 
rere, che fiano aèrèiy e porta l’ autotità di Proclo , il quale 
li crede di natura mezza fra' Tddio , e l’uomo, Pra; 
clus inquit eos effe naturas medias inter Deum, I° bo- 
minem. Scrive. Apuleio ;* che i. Demoni fono animali 
razionali; agrei eterni, e foggetti alle paflioni dell’ ani- 
mo: Calcidio appreffo Platone ‘ li dice fimilmente ra- 
zionali ;immoortali; eterci, incoftanti, e deftinati alla guar- 
dia dell’ uomo, & erano dagli antichi chiamati Geni, 


a. de mate 
Dam.&/rh 
3.de Gentef, 
Cape 10. 


b*/sb, de S0- 
crat. Dea. 


e. în Timo 


e Mani; come infegna Virgilio. Quifque fuos patitur Ma- 


nes: e di quefti intende parlar Giovio, quando ferive 
che Socrate , Plotino ; Apollonio Tianeo , Pietro Apo» 
nénfe; Cardano , e Cornelio Agrippa ne avevano uno 
preffo ciafcun di loro ; il quale di tempo in temporen- 
devafi vifibile.. Ma Georgio Agricola ‘ ne mette in 
tutti gli orbi elementari , e vuole che i terreftri fiano 
i Pani, Fauni, Satiri, Silvani, e Ninfe; de’ quali dif- 
fufamente parlafi nella vita del gloriofo Anacoreta San 
Antonio Abbate. Pare che quefta opinione concordi 
con 


«a im elog. 


e. de fubtere 
animano 


42 | | 
con la noftra gemma, nella quale lo fcorpione fcolpi- 
to accanto alla tefta della figura fignifica quefto De- 
mone effer terreftre, e conferma il detto de’ Teologi, 
i quali afferifcono, che i Demoni fono buoni per na- 
tura, ma cattivi per la perverfa lor volontà, ed oftina- 
zione, immitando lo fcorpione, il quale è maligno, & in+ 

«indifa gannatore, Ben è vero, che Luciano “ ferive trovarli 
de’ fcorpioni aerei; e potrebbe darfi il cafo , che lo fcol- 
pito nella gemma foffe uno di quefti , come anche il 
Demone fecondo la dottrina più riceuta da gli anti> 
chi: overo farà lo fcorpione celefte; il quale, come in- 
fegna Manilio , ricevendo il Sole nella fia cafa fecon- 
da la terra, e rende l’ uomo fiero, e bellicofo ritrovan- 
dofi 1’ orofcopo nel fuo fegno. Quefta opinione è ftata 
dottamente fpiegata dall’ eruditifima penna del fù Gio: 
Pietro Bellori nelle fue annotazioni fopra le gemme an- 
tiche di Leonardo Agoftini, ferivendo egli, che la far- 
falla tiene ]' ale divine rivolte allo’n sù, mentre la ma» 
no, overo il Demone folleva la parte divina , e. le ale 
immortali , per le quali intendefi la fuperiorità della 
mente , e della ragione, Per la perdita di quefto gran 
uomo dourebbero piangere le Muféè, anzi tutta la Re- 

pubblica letteraria : imperochè ha faputo egli con pen- 
na d’ oro non folo vendicare dall’ ingiurie del tempo 
le grandezze dell’ antica Roma, ricercandone i già po» 
co men che perduti veftigi, e fvelare i più occulti fe» 
| greti della iftoria colle fue eruditiffime note fopra l'una, 
e l’altra colonna, baffirilievi, gemme, medaglioni, vite 
de’ filofofi, e oratori, &c. Ma celebrando anche i fa- 
mofi pennelli degli Eroi della pittura pieno di anni, e 
di merito ha terminato le fue gloriofe fatiche con quelle 


del 


43 
del divino Raffagle; ftimando egli .di-non poter più 
adoperare degnamente la fua penna in cofe mortali, 
dopo l’aver finito di (crivere la vita di quel gran mae. 
{tro , il dicui immortal pennello aveva già refo la ftef- 
fa natura gelofa de’ fuoi nobiliffimi parti , e timorofa 
di vederfi in breve da lui piuttofto vinta , che imitata ; 

112. . 
BACCANTE nonforfennato , &' agitato alla fomi. 
glianza di quelle Mimallonidi infuriate, ma quieto, e 
forfe non ancora prefo dal furore di Bacco , tiene con 
la mano deftra una tefta di caprone , la di cui pelle pen- 
degli dal braccio, e con la finiftra il tiro. Del capro- 
ne folito facrificarfi a Bacco parla Varrone.“ Quedam 
pecudes cultura funt inimica, ac veneno, ut ifta, quas 
diximus, capra : ba enim omnia novella fata carpendo cor- 
rumpunt, non minimum vites, atque oleas &c. Sic fac- 


sum , ut Libero patri repertori vitis birci immolarentar, 


proinde ut capite darent panas, Lo fteflo fi cava da 
Marziale * 
Vite nocens rofà ffabat moriturus ad aras 
Hircus , Bacche, tais viktima grata facris , 


113. 

BACCANTE. Era coftume appreffo gli antichi 

Greci di celebrare ogni tre anni I’ orgie ad onore di 

‘Bacco; e tanto gli uomini, quanto le donne vi fcorre= 

vano co’ capelli fparfi , vibrandoil tirfo, e facendo moti 

incompofti, rinnovando in quefta fefta delle Menadi la 
memoria. Virgilio.‘ 

0 +00 + ftimulant trieterica Baccho 


Orgia. 
F2 Que- 


aì libe 1» de 
R.R CAP20 


b. lle Ze ef è 
Ads 


e. Enseidk 
dibo do 


44 
Quefto Baccante porta fù ’l braccio la pelle leonina, e 
con un calcio roverfcia il cantaro per terra, Della corona 
fi è parlato al num. 17. 
114 

FAUNA (fcherzando falleva colla mano deftra un 
bambino fopra uno de’ fuoj piedi, moftrandogli colla fi- 
niftra un grappo di uva. Il baftone ritorto fu proprio 
de’ Pani, Fauni, e Satiri, i quali fervivano alla lafcivia, 
e biritiabra della fcena, come fi è detto parlando delle 
mafchere fceniche, 


11 

JOLE. Fila Ercole pd crnatt femminilmente colle 

| mefti della vaga, e delicata Jole, mentre quefta fi vede 

con la clava , e la pelle leonina , come mirabilmente 

cantò il Taffo, i 
Mirafi Jole, con la deffra imbelle 


Per ifcherno trattar l’ arme omicide, 
E porta °l cuoio di leon, che o findra 


116, 

LIRIST'A. Dall'antico colti di cantar le lodi 
degli Eroi intorno alle lor ftatue parlano Pindaro, & 
Orazio. Trovafi tra le gemme di Leonardo Agoftini la 
bella Citariftria, che fuona la lira,ed in vece della fi- 
gura ignuda di qualche Eroe. collocata fopra un bafa- 
mento , fi rapprefenta nella quì diffegnata immagine 
quella d'una Donna, la quale potrebbe effere Saffo poè- 
teffa, & inventrice del plettro, e verfo faffico. i 

117. 

LEDA, E nota la favola di Leda moglie di Tin. 

daro Re de’ Laconi, della Td invaghitofi Giove fi 


trasfor- 


4 
trasformò in cigno per goderla; Ovidio. } 

Dat mibi Leda Jovem cygno decepta Parentem . 

118. 

PROMETEO vedefi figurato in quefta gemma 
tenendo nelle mani un fcarpello , & un martello at- 
tento a lavorar l' uomo per animarlo dapoi col fuoco 
celefte, fecondo la favola, ela defcrizione di Luciano 
Fu quefti figliolo di Japeto Re di Telfalia , e viveva 
circa l’anno 2431 poco tempoavanti ’l nafcimento di 
Mofe, come riferifce Eufebio. Lafciò egli la fucceflio- 
ne del regno al fratello Epimeteo per darfi maggior- 
mente allo ftudio dell’aftronomia, abitando fu 'l mon- 
te Caucafo , onde ebbe origine la favola; che egli vi fol- 
fe legato ad un faffo, ti) 


TIO, 

ACHILLE, E ETTORE. Contenti ancora non 
erano i Numi tutelari della Grecia del futuro, & immi- 
nente eccidio di Troja , {& prima non reftava atterrato 
il famofo Ettore dall’ armi vittoriofe di Achille. Ma 
che! baftante forfe non era quefta nobile vittima per 
placar l’ ira celefte ? perchè tanta crudeltà verfo un ne- 
mico eftinto? 

Tantene animis caleftibas ira ? 
Ecco ’l cadavero dell’ infelice Prencipe Trojano attac- 
cato per li piedi al carro trionfale del Greco Capitano, 
ftrafcinato d’intorno alle mura della Città affediata, e 
dal corfo velocilfimo de’ cavalli crudelmente lacerato i 
Trionfa fu ’l catro il feroce non men che. invitto Eroe 
con afpetto fiero, e minacciante; portando ‘in tefta un 
elmo rifplerndente;, ornato di crini fvolazzanti d’ oro, 
tenendo nella finiftra un fcudo, & un’afta nella deltra 


in 
[ 


a.Etr.Hel/es 
ad Parid. 


b.dtal. Pro- 
mietb. es 171 
verbis « 


46 

in atto di combattere j conforme vien deferitto da Ome- 
n.tut»r0.° Vedefi fulle mura di Troja la difperata Ecube : 
pare di fentirla ftridere aprendo ella agitata, e dolente 
amendue le braccia al cielo: accanto ftà Paride con la 
tiara Partica in capo, ftende anch’ egli le braccia verfo il 
mifero fratello , e fembra lagnarfi del funefto cafo. Sede 
l afflitta Frigia in atto penfofo, e mefto abbaffando il 
capo, & appoggiandolo fopra il braccio dritto per non 
mirar le diforazie del fuo paèfe , e lo ftrazio de’ fuoi 
valorofi Capitani, 
“e 120. 
MUTIO SCEVOLA.Rapprefentafi in quefto bel» 
lifimo intaglio l’intrepida' fortezza di Mutio Scevola, 
il quale fermando la deftra fulle fiamme ardenti in pre» 
fenza del Rè Porfenna empì di terrore , e di fpavento 

i fuoi nemici, 

121. 


M. CURTIO. E nota Ul’ iftoria di M. Curtio, il 
quale per liberar la patria fi precipitò a cavallo nella 
.varzas VOragine apertafi nel foro Romana,° 


(af o6e , 
fib.s» co 122. 


'TUCCIA VESTALE accufata falfamente d’ in* 
cefto , volendo provare al popolo la fua innocenza, con- 
fidatafi nella protezione di Vefta portò dalla riva del Te- 

svalia» Vere un cribro pieno d’acqua fino al tempio della Dea .» 
tb-be* Arrepto enimcribro Vefta inquit fi facris tuis caftas ferite 
per admovi manus , effice ut boc bauriam e Tiberi aquant, 

CO in edemtuam perferam. Audaciter, &° temere jattis vo- 

ris Sacerdotis rerum ipfa natura celfit, La parfezione di 
quefto intaglio corrifporide alla. miracolofa imprefa 
dellaVetftale . | | 19h 

| GA- 


Tag. 47 

GALEA DI CLEOPATRA, nella quale ella n2- 
vigò per il fiume Cidno , quando venne a trovare M. 
Antonio in Cilicia. Plutarco “ deferive la magnificen- 
za di quella nave con la poppa d’oro, le vele di por- 
pora, e li remi. d’ argento ,i quali fi muovevano a fuon 
di flauti, e di tibie, Stava la Reina fotto ricchilfimo 
padiglione veftita a fimilitudine di Venere : eranvi fan- 
ciulli in forma di Cupidini: molte giovani nobili rap- 
prefentanti le Nereidi, e le Grazie [tavano parte al ti- 
mone, parte fi appoggiavano alle corde : e le fue ferve or- 
nate di fontuofi veftiti empivano di foavi odori le rive 
del fiume. Con quefta incredibile pompa fece ella la 
fua reale entrata in Efefo più da trionfante con le pal- 
me fopra le vele, che come rea di aver fomminiftrato 
ajuto a Caflio . Carrebatar undique ( foggiunge Plutarco ) 
ad bujufmodi /pettaculam , jeratque per omnes fama Ve- 
nerem pro utilitate Afie Bacchum illudere. Vacuè fackum 
eft forum omniî maltitudine ad videndum difafa: Antonius 


denique pro tribunali fedens pene folus relictus eft . 


124, 
FECIALE, Bellona fi rapprefenta in quefta gem- 
ma con l’ elmo, e lo feudo in atto di vibrar l’alta, co- 
me vien defcritta da Marziano Capella. 
Hafta etiam vibrans penetrabile monfirat acumen . 
Scrive Aleffandro ab Aleffandto,’ che fi vedeva davan- 


self As9= 
80/8 


ti al tempio di quefta Dea una colonna detta bellica , ;.ux.s: 


fopra cui ( volendo i Romani intimar la guerra ) il Fe- 
ciale , o Araldo lanciava un’ afta. Qual coftume rap- 
prefentafi forlè in quefto intaglio , partendofi il foldato 
dalla ftatua di Bellona per denonziare la guerra a qual- 
che nemico del popolo Romano. 


GLA- 


CAPe 120 


gePbilip.s» 


48 
125. 
GLADIATORE RUDEDONATO.. Parmi que- 


fto gladiatore uno di que’ detti Mirmillioni, e Parmue 
lari armati di feudi, e qualche wolta con l’ elmo; i quali 
avendo fervito per un certo fpazio di tempo , o ripor= 
tato un numero determinato di. palme erano liberati 
dal popolo, & efenti di più combattere, ricevendo dalle 
mani del Pretore una verga chiamata rzdis, dalla quale. 
furono detti rudiari, erudedonati . Cicerone .* T am bos 
nus gladiator radem tam citò accepifti. Nella prefente 
immagine il gladiatore non porta in mano la verga, 
ma bensì la palma caufa della fua libertà: onde nelle 
teffere de’ gladiatori rudedonati e fpettatori dell’ altrui 
combattimento trovafi fpeffevolte impreffa la palma . 
raise 

INFERIE. Solevano gli antichi‘ne’ facrifizi fune» 
fli fai libazioni, & afperfioni di vino, latte, o di altro 
liquore facro foprale ceneri de’ lor congionti , Tramiciz 
e portavano a’ fepolcri varicibi; cioè fave, lattuche; pa» 
ne; apio, e focaccie, credendo che i loro morti né aueffe- 
ro di bifogno.Tali facrifizi chiamati PARENTALIA,ove- 
ro FERALIA ( ad inferendis epulis ) fi facevano ogni an-. 
no nel mefe di febrajo ; e vi fi fpargevano ancora rofe, e fio» 
ri, come ne fa fede un’ antica inferizione di Ravenna. VI 
QVOTANNIS ROSAS AD MONVMENTVM DE- 
FERANT.Quefto coftume vedefì efpreffo in quefta bel- 
liffima, & erudita gemma , ove il facrificante tenendo con 
una mano il cornucopia pieno di frutti porge con l'altra 
una patera in atto di far qualche afperfione ; e per dimo» 
{trar quanto grata era quefta libazione a’ morti, fi vede 
l’anima informa di farfalla volando fopra la patera per 

parte- 


49 
partecipare anch'ella a que’ bramati facrifizi. Il calato 
allude a’ mifteri di Plutone, cioè 2° facrifizi funefti, ef- 
fendo egli riputato il medefimo con Serapide , fecondo 
;1 teftimonio di Tacito, e di Clemente Aleffandrino , e ta- 
je vien dichiarato dall’ oracolo appreffo l’Imperaror Giu- 
liano, ‘ 

Rie Zevs , eîs AlSns sîs Haus esi Sdcams è 

Unas Jupiter , unus Pluto, unus Sol eft Serapis. 

127. un 

DIOGENE Cinico dentro il fuo doglio col bafto= 
ne, & il cane nel modo che fi vede fcolpito ne’ bafliri- 
lievi antichi : così lo defcrive Aufonio.” 

Diogenes cui pera penus , cai dolia Jedes , 

Additus eft juffa nunc canis Erigona . 
La figura fedente rapprefenta alcun filofofo di que’ 
tempi. 
128. 

SIRENA. Anni fono, la bo: mem.del P. Agoftino 
Lubin Agoftiniano allora Affitente generale di Francia 
in Roma affai cognito nella repubblica letteraria per le 
molte opere date da lui con fomma erudizione alle ftam- 
pe volle fentir la mia opinione fopra la natura delle Si- 
tene, & io per compiacere ad un tanto amico , € padrone 
ferifi quefta picciola differtazione . Effendo le Sirene mo- 
{tri favolofi diverfamente fi trovano rapprefentate da’ 
Poeti , alcuni annoverandole tra pefci , & altri tra uc- 
celli. Ovidio feguendo la prima opinione le defcrive fra 
L'onde del mare. © 

Monftra maris Sirenes erant , que voce canorà 

Quaslibet admiffas detinuere rates. 


G Alci- 


&» Oras. do 


b. in Diego 


l libe 2. de 
Arlo 6802 


#4 


go 
acîn Emi: 'Alciato “le dipinge come augelli fenza ale, vergipi fenza 
gambe , e pefci fenza mufo, 
di Abfgne alis' volucres, © dio abfque puellas, 

Rofiro abfque & pifces, qui tamen ore canunt, 

Quis patat effe ullos? jungi nec' natura negavit 
Sircnesfieri, fed potuiffe docent . 

Illicium eft malier, que in pifcem defi nit atram, 
‘Plurima quod Sechi: monfira, libido vebir, 

Pare tuttavia, cheprevaglia la feconda Spinione, e lo ftef- 
ppm fo Ovidio Je attribuifcela faccia di vergineto' piedi, ele 
i da d’ augelli . 

vobis ofrhalaides ‘ande 
Pluma, pedefque aviam, cum virginis ora geratis 
Claudiano defcrivendo la colera delle Sirene, allorche 
dalle Mufe furono vinte , le rapprefenta con l’ale volando 
erano 
Gdo Difcedunt alia rapidis Acbeloides alis 
si Sublate, ficuli latus obfedere Pelori , 
Accenfeque malo jam non impune canoras 
In peftem vertere lyras. 
inten Euripide -le dice figlivole della terra, elen mette fra gli 
augelli. Igino Je dipinge col volto, ch parte fhperioi re 
pos. Givergine, € l'inferiore di gallo: Plinio de numera fra 
sposypin gli uccelli favolofi. Omero” le rapprefenta fedenti inun 
'#. prato incantando colla foavità delle lor voci li viandanti: e 
si, Platone? le deftina al moto delle sfere celefti in luogo del- 
le Mufe, allequali fecondo Macrobio "era ftato attribui- 
kisfeme to dapli antichi queft’ uffizio. Le Sirene furono tre fo- 
pe» <.relle“Partenope ,*Lipiajio Lencofia. figlivole del fiume 
Achelo, e della Mufà Melpomene, o fecondo altri di Cal- 
liope ; una delle quali cantava, l’altra fonava delle tibie , 
e 


e gi 
e laterza della lira. Sirenes fecandain' fabalam tres , {cri- 
ve Servio, “ în parte virgines fuerunt , dI in parte volu- 
cres Acheloi faminis, ac Calliopes Mufa filia: baram ana 
voce , altera tibiis , altera lyrà canebat . Da quefte parole 
la gemma noftra viene illuftrata, vedendofi rapprefenta- 
ta in effa una figura alata col volto, e la parte fuperiore di 
vergine, ed il reftante d’ augello tenendo le tibie, una 
delle quali ella infpira corfiato. T'ale rincontrafiin una 
medaglia rariffimgdargento di Augufto con inferizione. 
P, PETRON. TVRPILIAN. IHIVIR. nella quale in 
vece delle tibie tiene una trombetta . 
129. i 
CARRO DI ELEFANTI. Delli carri di Elefanti, 
e di quefti medefimi animali carichi di torri per rinchiu- 
dere i foldati negli efserciti parlano molti autori . E da of- 
fervarfi il condottiero colla face accefa in mano per mag- 
giormente incitar colla vifta del fuoco la furiofa natu- 
ta di queft’ animale , 


1390. | 

CIRCO MASSIMO. Il Circo maffimo;le di cui 
veltigia dalle radici del Palatino vanno dilatandofi verfo 
I’ Auentino, prima deftinato da Romolo , e da Tarquinio 
Prifco,e fatto disfacibile; dapoi fabricato ftabile da T'ar- 
quinio fuperbo, ornato da Augufto, già da più lati ca- 
dente fu da Trajano con gran fplendore riftorato, .ac- 
crefciuto, e di vari ornamenti arrichito. Conteneva una 
lunga muraglia con un’ obelifco nelmezzo alto centotren- 
tadue piedi dalla magnificenza di Augufto fattovi con- 
durre ataleffetto di Jeropoli città d' Egitto, e tre mere 
per ciafcun capo dieffa. Veggonfi nella prefente imma- 
gine molti fimolacri, & altri ornamenti fu un mafliccio 


G 2 ftac- 


asiîn lib. Se 
Aneide 


fe ib, So 


b. libe de 
Spuliace 


C4 Dom 


$2 
ftaccato tra le fudette mete un'ara, un leone, una co- 
lonna con l'ova in cima de’ Caftori, un portico orna- 
to di delfini nella fommità , & un tempio dedicato al 
Sole , overo al Dio Confo riputato il medefimo con 
Nettunno equeftre così detto fecondo Diodoro , “ Ob 
equeftris rei fcientiam ab eotraditam. Per Cibele inten» 
devano gli antichi quella poffanza divina chiamata co 
munementela natura, fenza la quale non è poflibile di 
operare : per li delfini, & il leone la velocità ,e forza per 
confeguire il defiato premio della gloria, L’ ovo vi fu 
pofto in memoria del nafcimento di Caftore, e di Pol. 
luce , i quali corfero i primi co’ cavalli defultori ne' 
giuochi circenfi; e la Vittoria , acciò foffe propizia a' 
corridori. Correvano le quadrighe, e le bighe da le- 
vante a ponente ad imitazione del Sole nel zodiaco, a cul 
fu principalmente confagratoil Circo , afpirando ciafcue 
na di effe con la velocità del corfo di giungere alla bra» 
mata meta. Un uomo a cavallo, e l'altro a piede pajo- 
no co’gefti incitarle maggiormente alla vittoria; affrettan- 
dole il corfo, Dodici erano l’entrate del Circo, e fette le 
mete , &i termini fecondo i dodici fegni, &i fette pianeti | 
il luogo , di dove s'incomminciava il corto, intefo oggidi 
col nome di moffa chiamavafi carcere. Le quattro liuree 
de’ corridori fignificavano le quattro ftagioni : il color 
verde dinotava la primavera , il rofato l’eftate , il bianco 
l’ autunno, & il fofco il verno. Tertulliano ° affegna il 
bianco alverno per la fimiglianza di quelcolore con le 
nevi, che coprono la terra in quella ftagione , Aggiun» 
fe Domiziano altri due colori alli quattro fopradetti , uno 
d’oro, el'altro d’argento: ma furono tolti dopo la fua 


siae inf. morte, come narra Sifilino ; © e di nuovo fotto l'Impe» 


rio 


| 53 

rio di Severo introdotti. Dividevanfi alcune volte i cor- 
ridori in due fole liuree , una verde di prato, e 1’ altra 
verdiccia marina , quefta da’ ftudiofi della navigazione 


protetta , e quella da que’ dell’ agricoltura, Il circo mal - 


fimo conteneva poco meno di mezzo miglio per lun- 
ghezza, & un’ ottavo di larghezza 3 e potevano dimo» 
rarvi fedendo cento cinquanta mila perfone. 

131, 

BIGA. Correvano nel circo le bighe inventate da' 
popoli della Frigia , ficcome le quadrighe da Erittonio 
Rè d’ Atene figliuolo di Volcano. Plinio, * Bigas pri- 
mùm invenit Pbrygum natio , quadrigas Ericbthonius , Le 
bighe erano confecrate alla Luna , e le quadrighe al Sole. 
TrovanG ambedue nelle monete confolari guidate da 
una Vittoria alata, e vengono chiamate Vittoriati dall’ 
impreffa immagine, come infegnano Varrone, Livio, 
Cicerone, © e Plinio.® Qui nanc Vidtoriatas appellatur 
( ferive quefto ) lege Clodia percuffus eft ., .. Eft au 
tem fignatas victoria, & inde nomen, 

1 192, 

DESULTORE con la palma in mano contrafe- 
no delle vittorie ottenute ne’ giuochi circenfi. Salta- 
vano i Defultori con fomma velocità nell’ impeto mag- 
giore del corfo fopra l’ uno , e I’ altro cavallo alterna- 
tivamente, come vengono deftritti da Budeo feguitan- 
do Tito Livio. Erant Defultores, qui duos equos abfgue 
ephippiis agitantes ex alterno in alternum fubinde mira 

pernicitate defiliebant, 


133. 
GENI GIUOCHI, Scrive Filoftrato , che molti fo- 


no gli Amorifigliuoli delle Ninfe, perchè molte fono le 
cofe 


de liboy.cafe 
$6: 


bi lib. ar. 

Ce pro Forte 

de da 33-6GPo 
2° 


cofe amate da gli uomini. Quefte parole illuftrano il 
prefente intaglio in una bellillima pafta di color celeite 
fcolpito con fingolare artificio, ove fono effigiati molti 
‘ Geni lottatori, e pugili in forma di Amori con leale, 
Tra quefti fe ne vedono due, che fanno l’ uffizio di Pro» 
cimnafti , o Prefetti della lotta con la sferza in mano: 
uno, che fà rotolare un cerchio : & un'altro, che porta la 
corona ,e la palma premi propofti alli vincitori. Sopra 
due bafamenti fono collocati altri due premi, cioè un 
dardo conl’arco, & uno di que’ vafi foliti darfi ne giuo» 
chi Olimpici, e Pyti. Evvi un'altro Genio con la taz- 
za in mano appreffo un vafo pieno di liquore deftinato 
per rinfrefcare i lottatori. Tale efercizio praticavafi ne' 
ginnafi, & era proprio de’ fanciulli nobili. Una pafta fi- 
mile di color d’ ambra fi vede impreffa tra le gemme 
di Leonardo Apoftini, al prefente poffeduta da Monfig. 
Leone Strozzi, nel di cui mufeo fi confervano molte co- 
fe fingolari e pellegrine degne della fomma erudizione, 
e del nobiliffimo genio di quéfto virtuofiflimo Sgnore, 
194: 

GENI DE?’ GIARDINI. Siccome crovanfi la Dea 
Flora, e la Dea Pomona; quefta de’ frutti, e quella de’ 
fiori: così ancora fi veggono effigiati in quefta bellifli- 
ma gemma due Geni tutelari de’ giardini foftenendo in. 
alto un caneftro pieno di fiori, e di frutti, 

I a | 
CACCIATORE. Fra’ fervi erano anticamente an-, 

ctr3$ numerati i cacciatori. Ulpiano. “Si i# agro venationes 
Srum' lu: fint è puto, venatores quoque , dI veffigatores, © canes; 
CO catera, qua ad venationem funi neceffaria , inffrumen» 

to contineri. Quefto cacciatore in abito di fervo porta. 


fulle 


55 
fulle fpalle un baftone ; alle di cui eftremità fono attac- 
cati due lepri nel modo oggidì ufato da’ noftri facchi- 
ni, appoggiando una mano almedefimo baftone, e te- 
nendo con l’ altra un’ anetra : feguita un cane con la 
tefta alzata verfo il cacciatore, quafi rallegrandofi della 
buona caccia fatta dal padrone. 

| 196. 

SOLDATO A CAV ALLO conelmo, afta, e cli- 
peo per la figura tonda detto ordîs con una ftella fcol- 
pitavi in vece d' immagini, delle quali i clipei , & i fcu- 
di erano fovente ornati. E da offervarfi il cavallo fenza 
briglia e ftaffa conforme quello di M. Aurelio in Cam- 


pidoglio | 


137. 
ABRAXAS con la tefta di gallo, &i piedi in fog» 
gia diferpenti, tiene in una mano lasferza, e nell’ altra 
win feudo con lettere 140, Dall’ empio Bafilide, e fuoi 
{settatori fu intefo Abraxas per il Sole, e perciò rappre- 
fentato con la tefta di gallo. Queft’ animale versare 
lucis prenantias fu dedicato al Sole, perchè, come in- 
feona Paufania, “ annunzia con il canto il ritorno di 
quefto fonte di lume. Gallinaceam Soli facram avem 
celebrant , quod canta Solis reditam nantiet. Ovidio at- 
tribuifce a’ Giganti nella guerra contra Giove ferpenti in 
vece di piedi. 
Terra fero x partus immania monfira Gigantes 
Edidit, aufaros in Jovis ire domum. 
Mille manus illis dedit, © pro cruribus angues, 
Aique ait; in magnos arma movete Deos. 
GliEgiziintefero per il ferpente la forza fecondativa del 


Sole , il di cui annuo corfo numerato fi contiene nelle 
lettere 


«de in ela 


b.Faftor 
lib So ) 


$6 

lettere delnome Abraxas, come offerva S. Girolamo. 

sferza fignifica la protezione promeffa da quel moftro a' 
fuoifettatori,effendo ftato il coftume degli antichi di met- 
tere la sferza in mano a gli Dei averrunci per difcaccia- 
re i pericoli: e lo feudo ferve per difenderli dall’ infidie 
de’ nemici . La parola 149 frequentiffima in quefte figu- 
re interpretafi del nome di Dio , in quanto riferifce S. 
Epifanio parlando de’ Gnoftici. In fapremo ( inguiunt) 
‘orbe refidet 4» : e Macrobio. “ Dic omnium Suprema 
Deum effe 140 . Eufebio + per quel nome intende la fu- 


n.Satlib.te 


h. de prep. 


eu, fb 4> prema potenza di Dio, con laquale egli conferva l’ uni- 
verfo uo eft falus, boc eft, Dei falutare. Le lettere d° 
intorno ponno ben chiamarfi vocam prodigia, come par- 
sim ep. la Petavio ,° ix quibus conflictari negne otinm , neque ope- 
puebrae ne pratium fit. Dall’ altra parte della gemma intagliati 
fono alcuni caratteri, o fegni magici con lettere AAQNAL. 


Credevano quefti Eretici , che fi trovaffero fette fpiriti 
prefidenti a’ fette pianeti, fra’ quali Adorai vien con- 
sizes numerato da S. Epifanio.° Li altri erano I40 , Saclan, 
tas Seth, Daden, Jaldabaloth, e Sabaoth . 
1398. 

ABRAXAS. Le quattro ale dinotano le quattro 
ftagioni dell’ anno , di cui Abraxasè il imbolo . Gli Egi- 
zi fingevano alato il fimolacro del Sole, le cui penne, co- 

.. sani. me infegna Macrobio , ‘erano di due colori, chiaro quan- 
x." do egli circonda la parte fuperiore del zodiaco, e ceru= 
leo, quando gira per la parte inferiore fcorrendo i fegni 
jemali. Dal lato avverfo della medefima gemma leg- 
gefi vortice , il qual’ era fecondo i Gnoftici uno de’ tren- 
tafei decani prefidenti al zodiaco. Salmafio. Unus ex 
triginta fex decanis, qui omnem xsodiaci po/fident circulum, 
eorum 


eorum autem figuras curabant in gemmis fculpendas, nt 
e[fent pro amaletis, | 
199. 

ABRAXAS. Il ferpe, che fi volge in giro mor- 
dendofi la coda, è fimbolo del perpetuo avvolgimento 
del tempo, e dell’ anno. Icaratteri, che formano una 
foggia di catena dinotano il congiungimento , o fia con- 
neflione di tutte le cofe richiefta , anzi neceffaria alla per- 
fezione dell’ univerfo, come parla Trifmegifto . « Il So- sir Afee. 
le vien dichiarato col nome Abrazas, le cui lettere con- 
tengono il nome dell’ annuo corfo di quel pianeta, fe- 
condo riferifce S. Agoftino parlando de’ fettatori dell 
empio Bafilide. Trecenzos fexaginta quingue celos effe 
dicebant,quo namero dierum annas inclauditar.Unde etiam 
quafi fantum nomen commendabat , quod efl, Abraxas:; 
cujusnominis littera fecundum gracam fupputationem eun- 
dem numerwin complenti Scrive S. Epifanio, che la pa- 
rola w» fra’ Bafilidiani fignificava il nome fantiflimo di 
Dio, il quale adoravano fotto Ja figura del Sole. 

| 140. 

osre. Adoravano i Gnoftici quefta immagine fe- 
condo il teftimonio di S. Epifanio , e per ciò furono chia- 
mati Ophite. Queft' empia fetta attribuiva al ferpente 
la cognizione di tutte le cofe affermando , che da lui 
avevano gli uomini imparato la fcienza del bene, e del 
male. Qui Ophite nancupantar (Scrive Tertulliano ) 
Serpentem magnificant intantum , at illum etiam ipf Chri- 
fio preferant: ipfe enim ,inquiunt, fcientiam nobis boni O 
mali dedi. Moyfes exaltavit ferpentem in deferto, quem 
Chbriftas imitater in Evangelio dicens. Ita exaltari opor= 
ret filiam bominis. 11 ferpente effendo fimbolo del Sole 

si rappre- 


53 I 
rapprefentafi in quefta gemma con latefta radiata, e la 
faccia di leone, avendo il Sole maggior forza , e ferven- 
do con più potente calore, quando fi trova in quefto 
fegno ; e per ciò gli Egizi chiamarono il leone domici- 
lio del Sole. Dalla parte avverfa (colpiti fono alcuni ca+ 
ratteri non intelligibili con quefte lettere kvormic; il qual 
era uno de’ trentafei decani prefidenti al zodiaco. 


141. | 

GALLO DI MERCURIO con le fpighe. Fu 
- quefto animale per la fua vigilanza confagrato a Mer- 
curio , il quale credevafi accrefcere il gregge , e le biade 
principali ricchezze degli antichi. 


| 142. 

GALLO DI ESCULAPIO, La medefima vigi- 
lanza neceffaria a’ profeffori di medicina fece dedicare , € 
facrificare queit’ uccello ad Efculapio ; onde Socrate 
diffe morendo di effer debitore: a quefto Dio..d’ un 
gallo. 


CONCORDIA DE?.GALLI. Le due mani con- 
giunte dimoftrano la concordia’, e la fede; e trovanfi 
frefie volte medaglie degl’ Imperatori con lettere CON- 
CORDIA EXERCITVVM.. FIDES EXERCITV- 
VM. La concordia fimbolo di pace, promove la fertili- 
tà dichiarata con la {pica} e dà campo a’ mercantidi traf- 
portare i grani facendone un fruttuofo, & utile commer- 
cio.fignificato co’ Galli. 

i 144. 


iwsveGALLO .fopra un modio pofa un piede fu Je bi- 

lancie, e 1’ altro fopra un cornucopia, & una fpica. Fu 

tenuto quell” uccello per il prefago della felicità publi- 
Cas 


ca, e dell'abbondanza , trovandofi pefi antichi fegnati 
coll’ impronto del gallo, 


È rag” | 
GALLO , E FARFALLA. La farfalla è fim- 
bolo della continova generazione , ficcome il gallo del 
‘Sole autore ‘di quella: il papavero dedicato a Cerere. di- 
‘nora la fecondità , € la fertilità per i molti femi rin- 
chiufi in effo til cornucopia fig nifica la felicità ,e le ric- 
chezze, come offerva Dione ,‘ parlando della Fortuna. 
93 Sì TÙs Apuane as nt gas AI MOZZI 7ì #6) F0daspoyiar . E il cor= 
no d'Amaltea indica il dono de' beni, e la felicità. La fpi- 
ca fopra il globo dimoftra l'abbondanza nel mondo »- 
ASSI ut ; 
GATLO' VINCITORE. coronato dalla Vittoria 
nell'atto di'caritare il fuo trionfo : così vien defcritto da 
Plinio ® narrando , che i galli fono pronti al combatrti- 
mentoze vedendofi vittoriofi cantano nell’inftante me- 
defimo della vittoria. Quod fi palma contigit ,ftatim 1n 
vidoria canustt feque ipfi Principes: teffantar . 


147. , 
CARRO DELLA VOLPE, che frena , e sferza 
due galli attaccati al fuo carro. Per facilitar 1 imprefe , 
richiedefi l’aftuzia unita ‘con la vigilanza, 
148. 
AQUILA, È GALLO. Cammeo di più colori. La 
forza unita col coraggio, e anche con l’ eloquenza ren- 
de l'uomo invincibile .' 


149. | 

AMORE ftrozza' un gallo forfe per gaftigarlo del- 

la fua importuna vigilanza contraria agli amorofi dilet= 
ti, mentre egli annunziando il giorno fepara oli amans= 


Hz ti: 


e Orat. 64; 


b. h.10, cap 
Zle 


si 


60 
ti: overo per effer ftato poco vipilante , e tardo ad an- 
nunziare il ritorno del Sole , lafciandogli (coprire gli 
amorofi amplefli di Venere, e di Marte. 
150, 

ERMA, E GALLO, Le figure in foggia di 
Termine quadrato fenza braccia, e piedi dette da’ Latini 
Hermi, d° Herma,che folevano metterfì nelle crucea- 
te di ftrade erano dedicate a Mercurio, come infegna 

ai int38 Servio.* Mercurium, qum in monte nera rasenta 
Sent, manus ei amputaverant, unde & ipfe Cylienias È 
mons dicuntar» namque Grace Kina. aligua matilatos par- 
te corporis dicunt, unde etiam Hermos vocamas quofdam 
Fimulos in modun (A ignoram fi fine manibas. Scrive Macro- 

1. sanm.1 DIO,” che Mercurio è una medefima cofa col Sole; e 

ge: che i quattro lati del'Termine fignificano le quattro par- 
ti del mondo,o le quattro ftagioni; overo i due equi. 
nozi, &.i dine folftizi, 11 gallo: era dedicato tanto al 
Sole , quanto a Mercurio, effendo animale calidifiimo , 
e proprio alla gènerazione, Ivalo dinotal’ umido prin» 
cipio di tutte le cofè, 

1$1, 

AQUILA COL, CADUCEO, La forza unita con 
Y eloquenza potrebbe acquiftare 1’ Impezio del mondo 
fignificaro forfe con le due lettere IM. le quali poffono 
ancora fpiesarfi, PAS MERCURIUS, 

s2. 

AQUILA. E LEPRE. L’ aquila, che sbrana la 
lepre fopra un' ara manifefta la violenza, che prevalen- 
dofi della debolezza, e della timidita del nemico tenta 
tutti i modi per opprimerlo, non portando ne meno rife 
petto alle cofe facre, 

PAVO. 


6r 


153. 

PAVONE; Il pavone, & il tirfo furono fimboli 
di Giunone, e di Bacco creduti li medefimi con il So- 
le, e la Luna principi di tutte le cofe , & autori della 
fertilità, e dell'abbondanza per tutto il mondo fignifica- 
te con il cornucopia, & il globo, 

154. 

CORVI: DI APOLLINE, Quefti uccelli erano 
confagrati ad Apolline: pofano i piedi fopra il turcaffo 
di quefto Dio, & uno di eli porta nel becco una frezza 
tenendola dalla parte del ferro, per dinotar, ch’ effen- 
do egli uccello aufpicatiffimo , e di buon’ augurio non 
può prefagire cofè funefte , 


15)» 

CORVO fopra un 1 circondata da un ferpe, 
con lira, cornucopia, e globo, Queft’ uccello dedicato 
ad Apolline, come fi è detto nell’ antecedente numero, 
pare che voglia prefagire l’ abbondanza, e la fertilità nel 
mondo, Il ferpe fi annovera parimente fra’ fimboli di 
. quefto Dio, fecondo la dottrina di Omero, e di Virgi- 
lio. La lira fionifica il moto delle fette sfere , e vien 
pofta dalli Aftronomi tra’ fegni celefti. 


ro, 

GRIFO animale favolofo compofto dell’ aquila, 
e del leone, e dedicato al Sole sonde trovafi nelle me- 
daglie di Gallieno con lettere APOLLINI , CONS, AVG. 
Favoleggiarono gli antichi, che quefti animali {cavaffe- 
r0,€ cuftodiffero l'oro combattendo contra gli Arimaf- 
pi popoli della Scitia, perchè il Sole colla forza de fuoi 
raggi purifica quel metallo nelle vifcere della terra. 


CAVAL- 


62 


I 59. 

CAVALLO PEGASEO creduto figliuolo di Net- 
tiinno, e di Medufla, e tenuto per fimbolo della fama, 
‘© della gloria, v 

iii 158. | 

CANCRO. Pertavano gli antichi quefto fegno 
celefte fcolpito negli anelli come amuleto favorevole 
contro gl' inimici mettendoli in fuga, Opinione fu de 
Platonici, ‘che I’ anime defcendeffero in noi perle por- 
te del cancro , onde fignificava appreffo loro il natale 
degli uomini, PE | 


r59. 

MARTE COL CANCRO. Benchè il cancro fia 
creduto confarfi più con la natura della Luna, che del 
Sole, o di qualfivoglia «altro ‘pianeta , per eflere egli 
freddo, umido’, aqueo , notturno, e femineo 3; pare tut» 
tavia , che ‘inclini molto a Marte, come offerva Ma- 
nilio. * st 
‘Cancer ad affiva fulget faffigia zone, 

Tunc © bella fero trattantur Marte cruenta. 

Il ‘cancro è fimbolo della prudenza militare, e fi legge 
in Oppiano ’ un efempio dell’ aftuzia di queft’ animale 
in far preda dell’ oftreca. 

Conceffa ex alto folers prudentia cancro ;.. 

Cui parta eft, dulcis magno fine preda laboré .' | 

Oftrea diftendit teftas, & clauftra recludit 

Portarum, pafcitgue lutum fcopulifque repanda 

Guifcit aquas : parvam madida de rupe lapillum 

Obliquus tollit cancer s'obelifque recurvis 

Continet, in seftis lapidem dimittit apertis ® 
Affidet, atque epulis letus faturatur amicis . 
, tai Non 


6 
Nor potis ef nexa geminas occla dere lances 
Ofirea , nam latis portis fejunéta debifcit , 
Et moriens fataram cancrum , letumque relinguit . 
Per Marte, che calca col piè il cancro , Ss intende , che 
neli' imprefe militari devefi caminar con paffo lento fe- 
condo il detto di Ennio parlando di Fabio. 
—. Unus bomo nobis cantando reftitait rem . 
| ; 160 
SCORPIONE fegno celefte fotto la tutela di Marte. 4 zb.2.0er. 
Manilio. ‘ sa 
i... Pagnax Mavorti fcorpius beret. 
La fuperftiziofa figura dello fcorpione fcolpita nelle pie- 
tre degli anelli con offervazione di Lune, e Coltellazioni 
celefti fu in ufo appreffo gli Arabi , come narra Scali 
gero ferivendo che Ali Aben Rodan guarì un’ vomo dal- 
Ja puntura dello fcorpione con la fola figura di effo im- 
-preflfa in un grano d’incenfo. 
161. 
SCORPIONE; E STELLE. Le tre ftelle (colpite 
in quefta gemma alludono alle tre decanie dello fcor- 
pione ,'la prima dominata dal capricorno , la feconda 
dall’aquario , € la terza dalli pefci fecondo fcerive Ma- 4 sive 


b 3440 


Scorpias in prima capricornam parte locavit: 
Alterias dominum qui nomen fecit ab undis: 


Extremas voluit partes fab pifcibus effe . 


nilio. 


162: 
SCORPIONE, E LUNA. Delli dodici fegni del 
zodiaco fei fono del giorno , e fei della notte : di que- 
ti ultimi è lo fcorpione ,. come offerva lo fteffo Mani- clihaon 


(i ‘ 


lio. I 
53 Quin 


a lik.2.000 
35» 


b libego Der. 


$63» 


c Sat. lib.ts 
CAPe 41. 


64 

Quin etiam fex continuis dixere dinrnas 

Caftris effe vices , qua funt a principe fieno 

Lanigerì è fex a libra notturna videri. 
Onde rapprefentafi in quefta immagine la Luna fra le 
branche dello fcorpione mitigando ella col fuo umido 
la rabbiofa natura di queft’animale, 

1-09, i 

SCORPIONE, E SAGITTARIO. L'odio, che 
porta lo fcorpione al Sagittario ; ha indotto qualcuno a 
comporre quefll’amuleto per riconciliarli nell’Orofcopo < 
Promettono amenduni grandezze , fortune,e vittorie ; 
ma con quefta differenza , che I’ Orofcopo nel fegno del- 
lo fcorpione viene a far l’vomo maligno, e traditore fe- 
condo Manilio, “ 

Scorpius afpergit noxas fub nomine amici. 
Ft il Sagittario minaccia quelli, che fono nati fotto di 
lui, di tradimenti, & inganni, come offerva il medefi- 
mo Manilio, ° 

Sel nimium indalgens rebus fortuna fecundis 

Invidet in faciem, fewitgue afperrima fronti. 
Onde il Sagittario per divertire altrove quefte cattive in- 
fluenze vuol renderfi amico lo {corpione. Potrebbe dirfi 
ancora , che lo fecrpione avendo qualche relazione col 
Sole , in quanto riferifce Macrobio , ° rapprefentafi in 
mezzo dell'arco, e della frezza di quefto Dio, per darci 
ad intendere , che il Sole ad imitazione dello fcorpione 
benchè languido nel verno ripiglia maggior forza, e fer- 


ve con più potente calore, quando ritorna nell’ emisfero 
fuperiore, 


164. 
SCORPIONE, E LIBRA, Anticamente non fi cons 
tava 


è 6 
tava il fegno della libra tra’ dodici del zodiaco , "e le fit 
branche dello feorpione lo formavano , occupando egli 
illuogo di due. German. in Arat. 
145, 90098 RP Ra majoren 
Scorpius binc duplex quam catera poffidet orbem 
Sidera, per chelas geminato fidere falgens . 
e Manilio . * o ba lib. 20 
; ; i di o vef.258. 
Scorpias in libra confumit brachia . 
Lo fcorpione non ama fegno alcuno , ma benfi è amato 
dalla libra ; fono amendue fegni benefichi , e quelli che 
gli hanno per orofcopo, otterranno comandi , dignità fU- ,. 1/5, 


c lib. de verfe 


preme, magiftrati , c faranno fortunatiffimi . cpl pt 


165. 
SCORPIONE, MOSCA, E FORMICA. La mo- 
{ca tra le branche dello fcorpione annunzia proflimo il 
verno, allorche ‘in quefto fegno commincia ella a fparire, 
e la formica ritirandofi nelle fue grotte: và goder le provi- 
fioni accumulate nell’ eftate. Onde quefta immagine pa- 
re fcolpita per liberarfi dalle mofche, e dalle formiche, ri- 
ducendole con quefto talifmano nello ftato , che fi trova- 
no fotto il fegno dello fcorpione, 
166. 
SCORPIONE , E LEONE . Il leone animal de- 
dicato al Sole è defiderofo d’imperio, non fottomettendofi 
ad alcuno ; e l’orofcopo in quefto fegno fa l’vomo magna- 
nimo. Lo fcorpione al contrario è maligno , e traditore, 
come fi è detto al numero 161. onde quefto amuleto con 
l’efaltazione del leone fopra lo fcorpione portavafi contro 


i tradimenti. 


, 167. 
SFINGE, E SCORPIONE. L’AfricaconlaLibia, 
I & 


66 
stuons. & lato dell'Egitto ritrovandofi fotto il fegno dello fcor- 
716 © pione, come offerva Manilio, ‘ vien figurata con quell’ani- 
male ; e tale rincontrafi nelle medaglie di Adriano. La 
Sfinge col volto di Vergine , & il corpo di leone di notava 
appreffo gli Egizi la virtù folare, che dà principio, e fa 
terminar l’ inondazione del Nilo in quefti due fegni. 
168. 
SEGNI CELESTI. Quefto è un’amuleto fotto il pia- 
neta di Mercurio, & i fegni dello fcorpione,e de’pefci con- 
i la fterilità,efflendo quefti due fegni fecondi . Manilio .° 
as Fecundum eft propriè cancri genus : acer &° icla 
Scorpias, &° partà complentes aquora pifces . 


& altrove “ defcrivendo il fegno de’ pefci. 


Éè ho verS. 


str Nec folus faerit geminis fub pifcibus ortas : 
Frater erit, dalcifve foror , materve deorum . 

2a. Della fecondità dello fcorpione parla Plinio .° C#jus cas» 

oss da fempereRinidta, mulloque momento meditari ceffat , ne 


quando defit occafioni ; ferit ex retto, &° inflexo; vermicalos 
ovoram fpecie parit. Lo fcorpione prefide a quella parte 
o. Mani del corpo, che ferve alla generazione, ‘ 
100 20 DEYSo tivo ° CI 
46% - ++. + + + Scorpins inguine gaudet. 
E fi trovaintrigono co’ pefci , de’ quali egli ha l’afpetto . 
Id. like 2 : : È 
‘dra . +. + + + + Pifces ad fcarpion acrem 
Direxere aciem. 
L’ orofcopo nel fegno de’ pefci paco differente di quel» 
lo nello fcorpione viene a far l’uomo incoftante , ed ine 
g.1a.5b» gannatore, € ficcome .* 
qverf. 635° s Ù : È di 
Scorpius afpergit noxas fub nomine amici . 
b. 1d..libe de N , . ° «f° b 
vers.636 Così ancora de’ pefci ferive lo fteffo Manilio. 
At quibus in lucem pifces venientibus adfunt > 
His non ana manet femper fententia cordi: 
Cont» 


67 
Commusant animos interdum, © fodera rumpunt, 
Ac repetunt ; tuteque lues fub fronte vagantar . 
- a 
& altrove. sù Luce 
Fecandam eft genus natis, ©° amica moluptas,, | ft. 29° 
Et celeres motas ,mutataque cuncta per avam . 
Promettotio tuttavia comando, e fortuna in mare .° Il",}%;f 
: std 9 * 273% 
caduceo appreffo gli Egizi era fegno dell orofcopo . Arga- 
mentumcaducei ( fcrive Macrobio ‘ ) ad genituram quoque è tento ro 
\ Cap. 19» 


bominan, que Genefis appellatar, Agipti; protendunt . 


169. 

MARTE, ESEGNI CELESTI. Abbiamo già offer- 
vato al n.1 62.che noncontavafi anticamente il fegno del- 
1a libra tra’ dodici del zodiaco , ma che lo fcorpione occu- 
pando il luogo di due formava con le branche quello, che 
oggidi chiamafi la libra, fecondo Igino, e Manilio 

Scorpius in libra’ confumit brachia . 
Lo fcorpione celefte effendo fotto la protezione di Mar- 
te fà l’uomo guerriero, e crudele , maflimamente ritro- 
vandofi quefto Dio dominatore dell’ afcendente , e pa- 
drone dell’ orofcopo.‘ HH Tee Pay Hd 
In bellum ardentes animos, d° martia caftra nt 
Efficit, > multo gaudentem fanguine civem. 
Il (egno benefico della libra amando lo fcorpione mo- 
dera la fua rabbiofa natura, e regolando 1’ inclinazioni 
guerriere colla bilancia dell’ equità fà bensì l’uomo mar» 
ziale, ma giufto nelle fue imprefe . 
170. "O 
ASCENDENTE DI AUGUSTO. Trovafi que- 
fta immagine del capricorno nelle medaglie d’argento 
di Augufto battute per memoria della fua natività: il 
globo, & il tridente dinotano il governo ; e l’ imperio 


ta del 


d./.2.verf 
as8. 


68 
del mondo, Credevano i Platonici ; che 1’ anime delli 
Dei paffaffero per.quefto fegno, 
171, 

LEONE; E TORO. Furono tutti due dedicati 
al Sole; quegli perchè «il -Sele-»ferve con più potente ca- 
lore, quando fi ritrova in quel fegno: quefti , perchè 
(come infegna Euftazio ) coltivando la terra accompa- 
gna il Sole-alla generazione. 11 lauro fu parimente con. 
fagrato allo fteffo Dio fimato il medefimo con Apolline, 

by2. 
DUE VACCHE, forfe quelle alimentate in'Men- 
fi, & in altri luoghi dell'Egitto credute madride! Dio 
Api, delle quali parla Strabone, I 


| portai: Dori Fot 

ULIVO, E CERVO. Quefto'fii dedicato a Dia» 

na, e quello a Minerva riputata la medefima con Pro» 
ferpina, e con Diana, 0 riraiatiob 0.1 


6: raga. br) 
. CAPRONE, E ARIETE, Il primo! è fegnove» . 
nereo, e fimbolo di fecondità; 1” altro di confervazio: 
ne, c di falute, DA | 


| (ET SRI, 
CHIMERA,.L' data effendo ftata l’origine dell” 

univerfo , fecondo la dottrina di Omero , e di Talete; 

Sil principio di tutte lecofè vien rapprefentata in que 

fta chimera con la tefta d’ vin cavallo animal. dedica» 

to a Nettunno # onde i Siri facrificavano a Nettunno Pri- 
migenio, credendo , che l’uomo foffe nato dall’umida 

‘67. matura y anzì gli ftefli Dei, come canta Orfeo.” 
sa * Oceanum, voco patrem incorraptam , Jemper exiffentem, 
lmmortaliamg; Deoruim parens, mortaliumg; bominum, 


Il 


69 
TI Giano bifronte fignifica la virtù d’ Ofiridè ; cioè del 
Sole dall’oriente all’occidente, nel giorno, e nella not- 
e. Per la coda, &i piedi del pavone uccello confagra- 
to a Giunone s'intende la terra, come’ infegna S. Ago- 


ftino', “ la quale rifcaldata da’ raggi folari produce” ab- D 


boridinza, e la fertilità ni con la fpiga, |’ 
76, 


CHIMERA poco Hifierenio dall’: intiredente Li 


ariete tiene la fpiga in bocca dinotando , che il'grano 
viene a fpigarfi in quefto fegno. La tefta rufticana rap» 
prefenta il Dio ‘Pane riputato il medefimo col Sole. Cx- 
jus materia vis ( ferive Macrobio') ariverforam corpo» 
rum Jeu illa divina five terrena fint, componit effentiam, 
1 piedi del gallo uccello calidifimo dedicito dl Sole Gr 
gnificano la virtù folare, che concorre alla generazione 
di tutte le cofè, SETA il detto di Ariftotile, . boo 
bominem generat:,: © Sol. La ghianda effendo ftata il 
primo cibo dell’uomo, fotto quelto nome vien: com- 
prefo qualfivoglia frutto, come infegna Ulpiano ; onde 


fignifica le varie produzioni della terra per il nutrimen» 


to del genere umano, 


177, 
CHIMERA. Vedi nell’ antecedente numero, 
(1784: “sor 
CHIMERA, A quefta chimera fimile jalla prece- 
dente altro non abbiamo da aggiungere, fe non che il 
giovane alato fopra il cavallo rapprefenta il Genio, o 
Demone prepofito alla generazione, & al governo dell 
uomo, dicui così ferive Jamblico. ® Id, velim, babeas 
pro argamento, quod unas eft re vera Pri sa omnia 
qua în nobis funt, gubernat. Finfero gli antichi i Geni 
| alati, 


a.ibericate 
r6. deCivits 
ei è 


b. Saturlihe 
Io CAP, 236 


Co Jibs 2o 
Phyf.1ap.3 


diSect. ge 
CAP. To 


. 70 

alati, e diedero a ciafcun pianeta il fuo Genio principale , il 
quale ne aveva un grandiffimo numero d’altri fotto il fuo 

sia COMANdO, fecondo la dottrina di Proclo . ‘ 

dt | 179. 

| CHIMERA. Tutte le chimere quì defcritte ponno 
ben chiamarfi amuleti favorevoli, e fortunati. Nell im- 
pref della guerra è neceffaria la vigilanza fimboleggiata 
coll’immagine del gallo carico di fpoglie in fegno di vit- 
toria; la telta dell’ariete Ammone era riputato Genio buo- 
no; efalutare; equella di Pane ferviva contra il timore, e 
lo fpavento cagionati da quei fubitanei cerrori detti pani- 
ci, de’ quali quefto Dio era creduto autore . 

| ivo 5: 

CHIMERA. Queft’ altra chimera, o fia amuleto 
rapprefenta la tefta di Minerva col capo di civetta. Stima- 
rono gli antichi , che Minerva foffe Dea della fapienza, € 
fottola di leitutela poferola civetta, perchè la fapienza 
ancora nelle tenebre poffiede il {uo proprio fplendore ; co- 

sassi me ferive Fulgenzio :* l'elmo creftato dinota , che il cer- 
vello del favio deve effere armato, & ornato dituttele 
fcienze. Porta ella la Gorgona nello fcudo quafi un'im- 
magine di terrore per indurre fpavento a’ fuoi avverfari : 1’ 
afte,, perchè la fapienza da lunge percote con la parola , & 
effendo quefta Dea riputata la medefima con Diana ag- 
giungefi la mezza Luna , che le ferve di riparo con:ra lin 
fidie de’ nimici, manifeftando col fuo fplendore la d:loo 
perverfità, & ignoranza. Perle formiche intorno alla fpi- 
ga s’ intende l’utilità, che il favio riporta dallo ftudio della 
fapienza, effendo ftimato queft’ animaletto il fimbolo del- 
c'1,3.de la prudenza, e dotato di molte qualità, delle quali parla 
04 De Cicerone. Num exiftimas formicam anteponendam buic 


palcher= 


| r 
pulcherrima urbî, quod in urbe fenfus fit mullas 5 in i 
non modo fenfas.,fedetiamtaltas ratio , ac memoria . 
ppi 181. 

CHIMERA. L' uccello ibide frequente ne’ gerogli- 
fici Egizi era dedicato ad Ofiride, È Hide creduti li mede- 
fimi con il Sole, e la Luna Geni buoni, e falutari: il corvo 
uccello aufpicatiffimo, e di buon’ augurio era confagrato 
ad Apolline. La tefta di montone con le fpighe dinota la 
virtù del Sole, che inalza il grano nel fegno dell’ ariete , e 
lo riduce in forma di fpiga. La farfalla è imbolo della 
continova generazione , mentre ella fenza morir mai fi 
trafmuta fempre in vita rinafcendo dal proprio feme im- 
mortalmente, 

i 182. 

CHIMERA. Quefta chimera in foggia di uccello 
rapprefenta la tefta del Dio Pane, e quella dell’ ariete con 
una fpigain bocca: di quefti fimboli fi è parlato negl’ an» 
tecedenti numeri ,. interpretandoli della virtù folare , che 
inalza il gambo della fpiga nel fegno dell’ ariete , 


183, 
CHIMERA. Quefto belliffimo intaglio , nella di 
cui fcoltura fi vede rapprefentata l'origine di Roma, 
pare fcolpito come amuleto favorevole per Ja profpe- 
rità della medefima . Il ferpente collocato in cima fu 
tenuto dagli antichi per fimbolo di buono , e felice 
augurio , e dinota l’arrivo di Enea in Italia alla vifta 
d’un'angue apparfo intorno al fepolcro del fuo padre 
Anchife , fecondo il teltimonio di Virgilio. “ Per la «Fnià 
{crofa s'intende il facrifizio di queft’ animale fatto dall’ i 
ifeffo Enea'‘nel fadetto fuo arrivo 3 & in quel luogo, 
ove ella aveva allora partoriti trenta porci , sa egli 
2 


2 
la Città di Lavinio , nella quale collocò gli Iddii Pe- 
nati . Fu coftume appreffo gli antichi di facrificare una 
{crofa nelle confederazioni, che fi facevano tra’ popoli. 
Gi Virgilio, * 
su. © cafa jungebant federa porca . 
Onde quefta potrebbe ancora indicare la confederazione 
ftabilita fra Romolo , e Tazio Rè de’ Sabini doppo il 
ratto delle Sabine, della quale parla Lucio Floro. ‘.Paf- 
farono trecento anni dalla venuta di Enea in Italia al- 
la nafcita di Romolo , e Remo , in quanto ferive Vir» 
e età — Lei 
Hic jam: tercentui totos regnabitar annos 
Gente fub Hedtorea , donec Regina facerdos 
Marte gravis geminam parta dabit Ilia prolemz 
Inde lupa fulvo nutricis tegmine letus 
Romaulus excipiet gentem, ©° mavortia condet 
Mania, Romanofque fuo de nomine dicet. 
Di quefto nafcimenro di Romolo, e Remo da Rea 
ati. Silvia, e dal Dio Marte fa menzione Livio . “ Palfo 
fratre Amulius regnat ; addit fceleri fcelus , ffirpeni fra- 
tris virilem interimit : fratris filie Rbea Silvia per /pe- 
ciem bozoris , cum Veftalem' eam legiffet, perpetua vir- 
ginitate fpem partus adimit , Sed debebatar , #t opinor , 
fatis tanta origo urbis , maximique fecundum Deorum 
opes imperii principium : vi compreffa Veftalis , cum ge= 
minum partum edidiffet , feu ita rata , Jeu quia Deus 
author culpe boneftior erat , Martem incerta flirpis pa- 
trem nuncapat. Virgilio’ deferive lo feudo di Enea fa- 
bricato da Vulcano con la lupa, & i due fanciulli. 
. Fecerat,@° viridi fetam Mavortis in antro 
Procubuiffe lupam, geminos buic ubera circum 


Lude= 


d /ibe fo Calo 


73 

Ludere pendentes pueros , co lambere matrem 

Impavidos , illam tereti cervice reflexam 

Mulcere alternos, & corpora lingere lingad. 
11 fenfo iftorico di quefta lupa nutrice de’fanciulli vien 
dottamente {piegato da San Agoftino. * Infantes lupam apecioi.. 
nutriviffe ideo exiftimabant veteres, quod boc genus beftia 
ad Martem patabatar pertinere 3 ideoque lupa credebatar 
admoviffe ubera parvalis , quia filios domini fsi Martis 
agnoverat. Verum Acca F auftuli uxoris mamillas Juxilfe 
putant alij , que propter rapacitatem , © nimiam libi- 
dinem lupa appellabatar . Queita lupa codue fanciulli 
lambenti le fue poppe fi vede nella prefence gemma 
fra l’angue , ela ferofa . Reftano tre fimboli , la tefta 
di ariete, quella di cinghiale , & in mezzo ad ambe» 
due la clava di Ercole , L’ariete era dedicato a Venere 
madre di Enea , c fi vedeva appreflo gli Elei popoli 
della Grecia la ftatua di quefta Dea fedente fopra un' 
ariete , forfe perchè queft'animale è fimbolo di affetto 
venereo; onde fcolpivafi foprai fepolcri delle meretrici, e 
fi vedeva fopra quello di Laide in Corinto . La: relta 
dell’ariete fu Rimata amuleto falutare, e fortunato , € 
fimbolo di confervazione per il fuo buon temperamen- 
to nel fegno celefte. Stromento eloriofo delle tante vit- 
torie di Ercole fu la clava tenuta per un fimbolo di vir- 
tù e fi trova in molte medaglie d'Imperatori l’imma- 

ine di quefto Die ignudo con la clava, e lettere VIR- 

TUS AUGUSTI 3 Impercioche gli antichi intefero per 
Ercole una perfetta idea ditutte le virtù, € finfero ch'egli 
domaffe tanti moftri, cioè fcacciaffe i vizi, e con giufte ,e 
falutiferi leggi correggeffe i popoli. Quefto vien conpro- 


vato colla tefta del cinghiale fuperato dal medefimo in Ar- 
- 1- 
cadi: 


cadia preflo il fiyme Erimanto. Era queft'animaletra' fe 
eri gni militari, “e fitrova in una medaglia di Gallieno ripo- 
fta con la legione prima Italica. Le lettere P. XANT. fi- 
onificano il nome dell’artefice , 
184. 

AMULETO, Il leone dedicato al Sole è fimbolo 

"di dominio , non rendendofi mai foggetto ad alcuno ; e l’ 
orofcopo in quel fegno fà l'vomogiufto, e magnanimo. Il 


caduceo di Mercurio promette felicità , e ricchezze , & è 
b Hvwrn. 


Lie fimbolo d’ambedue , èag ra) zacdrs, ferive Omero. ! Le due 
ftelle rapprefentano il Sole, e la Luna prefidenti alla gene- 
«Sd razione fecondo Macrobio, “Da gli antichi Aftrologi fu 
ftimato il cancro influire potenza contro i nimici , e met- 
terliin fuga. La tefta di montone dedicato ad Efoulapio, 
& alla falute era riputato Genio buono, e falutare. La sfer- 
za fi metteva in mano alli Dei Averrunci,i quali rimoveva- 


Cap. 49. 


noimali fouraftanti , e con quella domavano i contrari 
Demoni , e fcacciavano i Geni cattivi, e nocivi, 
Lo AGRA 

VARI SIMBOLI, Chiaramente fi dimoftra 
in quefto eruditiffimo amuleto, o fia Chimera l*opi- 
nione di Talete , il quale riconobbe il principio dell’ 
acqua , e da quella volle , che il tutto fcaturiffe.. Il 
cavallo , il delfino , & il tridente fono fimboli [di Net- 
tunno Dio di quell’elemento , Euvi Ja teta di Am- 
mone falutare., e quella del Dio Pane riputato la natu- 
ra dell'univerfo, e percio chiamato #3, Il vago fanciul- 
lo alato fopra il delfino tiene nelle mani una doppia tibia, 
e la infpira col fiato: quell'amoretto maritimo figliuolo di 
VenereAftodite nata dallo fpume del mare è il Genio dell’ 
umida natura ; infla egli le tibie per dimoftrar la perfetta 

armo- 


armonia del mondo; il quale non fuMfterebbe, fe mancafè 
fero le proporzioni, con le quali l'eterno Iddio ha di(pofto 
perfettilimamente il tutto ‘im mezfura, numero © ponde- 
re. E per dareancora ad intendere, che l’animanon è al- 
tro che fpirto, e vento . Virgilio. Par levibui ventis . Que- 
fto fu il parere di Platone , quando afferì che l'armonia è 
l’anima del mondo; onde la (ua fcuola tenne per cofa certa, 
che le sfere fi muoveffero con una perfettiilima, & armo- 
niofifima proporzione, | 

MILE, 

VARI SIMBOLI, ‘In quefta bella , & eru- 
dita gemma fono rapprefentati i quattro elementi; 
dalla fimimetria , e meleolamento de’ quali ferive Eu 
ripide efler procreate tutte le cofe .. Il cavallo dimo- 
ftra la terra ; la tefta del Dio Pane creduto lo fteffo 
con il Sole indica il fuoco , fecondo l'opinione di Ma- 
crobio. *Ignisin Sole. E di Boccaccio parlando del me- 
defimo Pane. Corna ei apponebantar ad fionificandos ra: 
dios Solis , &° Lune , caterarumque ftellarum 3 facies vero 
rubicanda , &° inffammata ignem atberewm . 1l delfino è 
fimbolo dell’acqua: & il fancitillo alato ficliuolo di Vene+ 
re incefa per l’acre , ger( sfera ) Veneris, (erive il lopracita- 
to Macrobio, fionifiva queft’elemento. Lasferza fi mec-. 
teva in mano a que’ Dei chiamati Averrunci, i quali fcac- 
ciavano i contrari Demoni, e nocivi Geni riputati da Sari 


Asoftino © aerei. La ficura alata, che vola di fopra tenen- 5 


do una corona nella mano, è il Genio, o Demone prepofto 
alla generazione ; dimoftra eglicol volo la prontezza colla 
quale concorrona gli elementi alla procreazione di tutte le 
cofe. Perla corona s'interide la perfezione di queta gran- 
de opera; e ficcpme ella è figurata in foggia di circolo, che 
LIRA: Pd de non 


4 Sap. cad. 
II: HU+21o 


b lib. 1. sn 
Somma. Scip 


e /ib.de mar, 
PTI0}% 


n6 

non ha principione fine,cofi è fimbolo della continova ge- 
sim 1 a merazione;, come infegna Ariftotile. “ Quocirca proprerea 
ent quod bujus corruptio alterius ef generatio ; CY hbujus genera- 

sio alterius eft corruptio s inceffabilem neceffe eft tranfmata- 
ibn. tionen effe. Bpiù a baffo. # Seniper continua erit genera- 

sio, corraptio , &° numquami deficiet propter cam quam 

diximus caufam, La boti roba i 

197, 

ANELLO CON VARI SIMBOLI , L' anello 
era appreffo gli antichi filofofi un fimbolo dell’ eter- 
nità per la fua perfetta fomiglianza con il circolo , che 
non ha principio ne fine... Per la. tefta dentro l'anello 
s' intende la materia prima. difpofta a. ricevere la for- 
ma; cioè l'anima fimboleggiata con lafarfalla , la quale 
effendo immortale va feguendo Ja circonferenza dell’anel- 
lo, 0 fia dell'eternità, Il fanciullo alato è il Genio, 0 De- 
mone dato per guida all'anima, il dicui uffizio è di con- 
durre, e ricondurre l'anime ne'corpi, fecondo la dottrina 
di Platone. “Ritiencegli un forcio attaccato’ per la coda, 
il quale fembra voler andare a rincontrate una delle farfal- 
le ; & impedifce quel perniciofo animale fimbolo delvizio 
di contaminar la purità dello fpiritoerrante , e deftinato ad 
abitare in umano corpo , 1 baftone ritorto chiamato fe- 
dum fu proprio di Pane intefo per la natura dell’univerfo, € 
da molti per quella divina mente, che ha prodotto ; € go- 
vernail mondo :fuancorariputato lo fteffo con il Sole di- 
notando colbaftone ritorto il fuo dominio fopra le ftagio= 
ni, cle rivoluzioni degli anni concorrendo con l'uomo alla 
generazione del medefimo uomo , come infegna. Arifto- 

a infila tile. “Homobominemgenerat , 9° Sol. 


CHI- 


n ITA PE E E N RT I I RI TT 


| sr 

Of dtt Aoror t188.0 

ANELLO: CON. VARI SIMBOLI. Ritratto 
della vita umana èilcorfo circenfe. , che. giunge con 
gran velocità alla fua meta.. Quefta differenza io vi 
trovo 5°che i ne'giuochi. del» circo chi arriva il primo, 
refta vincitore‘ “ma nel corfo della; vita la vittoria do- 
verebbe' effer :di «chi giunge l'ultimo. Pare tutta via 
che quefta gemma rapprefenti ilcontrario , mentre fi vede 
una vittoria con la palma, ela corona rinchiu fin unanel- 
fo e foprail medefimo una biga , che corre velociffima- 
mente verlo le mete'per riportarla vittoria; è confeguise.il 
defiato premio y cioè l'eternità {ignificata con l’anello.. La 
palma allude a’giuochi circenfi , effendo il premio del vin- 
citore. Il papilione fimbolo d’imbecillità * dinota la bre- 
vità della vita, che apena paffatala primavera permette di 
giungere all’eftate fiourata con.la (piga , ‘ Perla (piga s'in- 


tende ancora la pace defcritta da Tibullo con le fpighein 
mano, infegnandoci con quefto fimbolo , che la vera pace 


nonpuò trovarfi in quefto mondo pieno di tribolazioni , e 


di affanni : ma benfi allor che l’anima fpogliata dell’ uma-, 


ne miferie và goder il celefte ripofo premio delle fue vir- 
tuofe fatiche . 
189. 
ANELLO CON VARI SIMBOLI. La tefta 


del vecchio fcolpita nella parte groffa dell’anello fi- 
gnifica il tempo intefo da’ Pitagorici , e da’ Platonici, 
per l'eternità rapprefentata in quefta gemma col circo-, 


lo. L’enigme., e le cofe ofcure fi figuravano con l’ 


immagine della Sfinge ; onde quefta collocata in mez-. 


zo all’anellò pare non volere altro fignificar., fe non 


che l’eternità è unmifterio impenetrabile, e tanto piùre-. 


Mi 3 con- 


4 PierVa- 
ler.i15+26» 


(RENATO 


8 
condito, ch’ ella non avendone principio ne fine non può 
cader fotto i noftrifenfi | La corona d’allorò fi addatta con 
ragione al tempo vincitore:di tutte le cofe LA 
è 190: 

VARI SIMBOLI: "i lira: dimoftra. ilarioto > dell 
fette sfere. La corona d'alloro manifefta Apolline ripuia- 
to l’ifteffo con il.Sole. Per le tibie inventate :da Minerva 
s'intende quefta Dea adorata:in Sai Città dell'Egitto forto 

«Siete 1a forma d'Iide ‘ fimatarla medefima conla Lunazle ti 
bie furono ancora dicate a Venere riputata l’iReila con la 
è sarslit.3- Tina, fecondo Macrobioy “Il I vafo dinota l'umidanatu» 
ra principio di tuttele cofe;, e fe ne portava uno nellapom- 
Lr DIGI IHfide. “Lo fearabeo fppreffo oli Egizi fignificava il 


sa hindi at ge ‘overola virtù focondativa del Sole; la quale purifi» 


lib. e 
Reg condo co’rapot la materia: defionata con ‘la palla fra’ diti 


dello (carabeo”, la renide'abile; è pronta aricevere la: forma; 


cioè l'a anima a fimbolepgiata con la farfalla { 


191, 

PUTTO; PORCO, FARFA LLA: Rappri(entali 
in quell'immagine un ‘efempio del tranfito dell'anime de' 
malvaggi nelle beftie fecondo la natura de’vizi da lor efer= 
citati in vita conforme l'opinione di Pitagora. Il Demo: 
ne fopra il porco con lasferza nella deltra mano porge la fi- 
niftra ad una farfalla,cioè ad un’anima'errante data al vene 
tre, mentre trovofi in umano corpo; & immerfa nel fango, 

er allogarla ‘nel corpo diquelfporco animale . ch’'ellaim- 

mitò coi fuoi coftumi .. Platone ‘ feguendo la dottrina! del 

medefimo Pitagora introduce Socrate , che infeona.a Ce- 

betelo ftaro dell'anime de'ciufti doppo morteje la tralmi. 

grazione di quelle de’ nibtofi ne’corpi delle beftie. Qui 

ventri dediti , per inertiam atque tafciviamivitam egerun ; 
neque 


ela Phad. 


; à 79 
neque quicquam penfi pudbrif. g3 babuerant,decens eft afinos, 
Similiague fubire: qui vero iniurtas, tyramnides, rapinas pra 
ceteris fequuti unt; luporam accipitriam milvoram gene- 
ra pur eft pertranifire 5 fmiliter © în cereris 3 abeunt enivi 
ini genera quelibetiguibasin vitamores fimiles contraxerant. 
OT 9VOnI I E ui I | 
- 1 °PAPILIONE; ‘ET APE. Pare a prima vifta ché 
quefto papilione pofato fopra 1’ urna ‘alluda all'opinione 
di Epicuro, e di Democrito, che volevano l’anima mor- 
tale-de’ quali ferive' Tertulliano. * Ali mmortalem ne- paia 
gant animamj; perchè quefto infetto ftà |, mentre vive , in 
continovo moto non ceffando di volare , fe nonè privo di 
vita; & a differenza ‘di tutti eli altri volatili ancora in que- 
fto funefto ftato conferva Pale aperte, Mariflettendo alla 
natura di quefto animaletto, il quale non morendo mai 
( poichè rinafce dalla propria femenza ) fempre fi trafmu= 
ta in vita ; e confiderando l'ape dall’erudito artefice fcol- 
pita nel corpo della medefima tirna , Ja quale da Euche- , pri 
rio, Alberto Magno,” Pietro Damiano,‘ Quintiliano; se 
Virgilio, *& altrì autori vien data per fimbolo di VERDINILaO as dn, 
10 vò figurandomi, che fia efpreffa in quefta germma lai @;2%, 
purità dell’ anima hon foggetta ad alcunacorrozione; e € 
creduta da molti filofofi‘una fcintilla della divina luce, 
alla quale ( eftinto il corpo ) fi riunifce immortalmen- 
te : e ficcome molti hanno ftimato il mondo eterno; così 
ancora hanno creduto , che l’anima foffe eterna , & inna- 
ta, fecondo l'opinione di Platone riferita da Cicerone i a: de 
STO, questio 

SFINGE. Gli antichi dipingevano la Sfinge col vol- 

to el petto di Vergine, l’ale d’aquila, le cofcie , e lezam- 


pe di leone. Sedeva ella fopra un faffo nel paefe di Tebe 
lui I propo- 


80 

proponendo a’ viandanti ofcuriffimi enigmi je quelli, che 
non fapevano interpretarli , reftavano dalle fue ungie mir 
feramente lacerati, L’enigma.sra quelto : qual’animale 
trovafi con quattro. piedi, la mattina,. con. due amezze 

iorno , e con tre la fera. Edippo fciolfe]’ enigma inter» 
pretandolo dell’uomo, il quale nell’ infanzia fi muove co' 
piedi, e conle mani; adulto camina con due piedi ye per- 
venuto finalmente alla vecchiaja appoggiafi al baftone . 


SE SIOE SERRE A TINTE CATO OOII 


194. ; 
silla, di TIGRE DI BACCO. Ovidio ” defcrive il carro 
es4 diquefto Dio tiraro da due tigri, 


Jam Deus incarra ,fummun quem texerat avis 
Tigribas adiunclis aurea lora dabat , 


Del tirfo fi è parlato al num. 68. 

RE gl 
IBIDI animali facri appreffo gli Egizi fimili alla ci- 
cogna, le quali uccidevauo i ferpenti nocivi, che dall’Afri- 
;hinza ca volavano inEgitto . Cicerone.‘ Ibes maximam vimfer- 
mi De pentium conficiunt cum fint aves excella ,rigidis cruribus, 
corneo proceroque roftro: avertunt peffem ab Fgipto, cam 
volucres angues ex vaftitate Libya vento africo invedtas in- 
serficiunt, atque confumunt. 

, 196., 
PAPAGALLO. Quefto uccello anticamente chia- 
mato pfittaco imita la voce umana; fuin credito appreffa 
li antichi , e fe ne trovano molte immagini impreffe negli 
anelli. Pofa-i piedi fopra un baftone fatto in foggia di li- 
tuo, forfe per dare ad intendere la vanità degli auguri, 
pronunziando egli a cafo quelle fole parole, che ha fentito 


profe» 


Sì 
proterire ad altri; così riferite Plinio .° Imperatores Sala 1.1t% 
tat,d0° qua accipit verba, pronanciat . E Marziale * adulan- +4 
do Domiziano fa parlare uf papagalloin quefto diftico. 


Pfittacus a vobis aliorum nomina difco; 
Hoc per me didici dicere , Cefar ave . 


‘net ahg, SI 
PAPAGALLO fopra il modio, e le bilancie tiene 

eol'betto due phiaride. Scrive Apuleio,” che i papagalli, 
i quali mangiano le ghiande, & hanno cinque diti a’ piedi, 
pronunziano più diftintamente le parole, e fono più facili 
adimmitare la voce umana. Ad difciplinam bumani fer- 
monis facilior eff Pfittacus, glande qui vefcitar, D° cujus in 
pedibus ; ut bominis, quini digituli numerantar. Non enim 
oumibas Pfittacis id infigne , fed illud omnibus propriam, 

uod eis lingua latior, quam cateris avibas,eo facilius verba. 
bominis artiealantar potentiore plectro , © palato . Il papa- 
gallo era appreffo gli antichi un fimbolo dell’eloquenza, “ IoE 
perche fra tutti gli uccelli egli folo proferifce diftinta- © de 
mente le parole, Il modio ° fignifica lafcienza , e nel fa- 
gro tefto è un geroglifico di dottrina. Le bilancie dinota- 
no l'equità e tale rincontrafi quefta Dea nelle medaglie 
con le bilancie in mano. Onde vien dichiarato in quefta 
gemma, che l’uamo eloquente deve fervirf della fua dot- 
trinain difefa della giuftizia. 


Co lib,® 


198. 
GALEA con l'aquila Romana in mezzo a due 
infegne militari, 


. VASO 


82 
0) Ln 
VASO con una belliffima quadriga fcolpitavi per 
ornamento, Della magnificenza de’ vafi antichi parla 
Plinio, 


._ 200, i 
FEDE, Le due mani congiunte fi rapportano alla 


c'ingis, concordia , e fede maritale ..Claudiano, ‘ 
Pallad, & 
Sirene 


Tam dextram complexa viri, dextramque puella .. 
Tradit, © bis altro fancit connubia didtis: 
Vivite concordes, 


Con quefto buono, e felice augurio pongafi fine. a que» 
fta opera, e fi auguri pace, e concordia a’ Lettori, acciò 
fiano anch' eili concordi a compatir glialtrui ‘errori, 


DIPIZIIEAL.E 
DEGLIAUTORI 


A AGOSTINO, 
Alberto Magno., 
Alciato, 

Aleandro ab Aleffandro, 
Alefandro Tralliano . 
Apollodoro 

Apollonio . 

Apuleio , 

Ariftide . 

Ariftotile 
Artemidora , 

Ateneo. 

Adufonio . 

Baronio. 

Bellorio . 

Boccaccio . 

Badeo . 

Calcidio . 

Callimaco. I 
Camillo Leonardi, 
Canini . 

Celio Rodigini. 
Cicerone . 

Clandiano . 

S. Clemente Aleffandrino, 
Concilio di Braga . 
Concilio di Saragoza, 


Democrito. 
Diodoro . 
Dione . 


. Eliano. 


Epicuro. 
S.Epifanio, 
Er odoto . 
Eucherio. 
Euripide, 
Eufebio , 
Euftatio . 
Eutropio. 
Filone, 
Filoftrato, 
Firmico . 
Fornato . 
Falgenzio. 


Fulvio Orfino, 


Galeno. 

Georgio Agricola. 
Germano. 

S, Giovanni, Crifoftomo . 
Giovio. 

S.Girolamo . 

Giuliano Imperatore . 
Jamblico . 
Igino. 


Laerzio . Lani= 


Lampridio . 
Latino Pacato, 
Lattanzio. 


Leonardo Agoftini, 
S.Leone il grande . 


Luciano . 
Lucio Floro. 
Lucrezio . 
Macrobio . 
Manilio, 
Marziale. . 


Marziano Capella ì 


S.Matteo . 
Minazio Felice, 
Nonno. 
Omero . 
Oppiano . 
Orazio . 
Orfeo . 
Ovidio . 
Panvinio. 
Paufania 
Petavio . 
Petronio . 


Pierio Valeriano 


Pietro Arlenfe. 


Pietro Damiano. 


Pindaro. 
Pitagora. 
Platone. 
Plinio. 
Plotino. 


Platarco. 
Poliziano, 
Porfirio. 
Proclo , 
Properzio, 
Rufino . 
Sacro Tefia, 
Salmafio . 
Scaligero , 
Seneca + 
Servio. 
Sifilino, 
Socrate +. 
Stobeo . 
Strabone, 
Suetonio + 
Suida. 
Tacito, 
Talete, 
Talfo. 

T eocrito 
Terenzio, 
Tertulliano + 
Tetel. 
Tibullo . 
Tito Livio, 
Trifmegifto . 
Valerio Flacco . 
Valerio Maffma . 
Varrone. 
Virgilio. 
Ulpiano . 


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